Egli la pensava grande e nera, e invece è piccina, magra e ossuta; bianca come un cero. Dal suo volto affilato, tutto racchiuso in un velo nero, stretto sotto il mento, traspare una bontà rassegnata che fa pena. Suor Lucia deve aver sofferto e deve soffrire tuttavia; chi sa mai perchè! Ella non è veramente suora; le hanno dato quel nome perchè indossa sempre una veste monastica e perchè si è volontariamente votata ad una regola di penitenza assidua. È poverissima; campa di quel poco che le danno le famiglie che affidano a lei i loro bambini; ed anche quel poco è troppo per Suor Lucia, che vive di niente. Dorme nelle case della carità. Il giorno, con la sua gaia nidiata, non fa che pellegrinare dalle chiese agli orti, dagli orti alle piazze, dalle piazze ai giardini e non potrebbe altrimenti perchè non possiede una stanza nella quale raccogliere gli scolari ribelli. D’altra parte i genitori desiderano ch’ella faccia far del moto ai loro bimbi, e Suor Lucia è come una spola che dal mattino al tramonto si affanna dietro l’inesauribile foga di una barbara gaiezza che non può e non saprebbe frenare. Ogni tanto nell’andito di una chiesa, in una sagrestia, sotto qualche portico remoto si ferma, raccoglie intorno a sè la sua nidiata, apre il libro che non abbandona mai ed impartisce ai disattenti uditori i primi insegnamenti della dottrina sacra.

Suor Lucia legge maluccio, ma sa spiegarsi con chiarezza sufficiente; e questo può bastare. Le lezioni sono brevissime; è già molto s’ella riesce a tener fermi i suoi monelli per un quarto d’ora; quando essi si stancano e vogliono andarsene, ella non può comandare, deve semplicemente ubbidire; tale è anche la volontà del Signore. Così riprende la via sotto una siepe; attraverso un prato; lungo i sentieri di una piccola selva, e i suoi bimbi le vogliono bene.

I più piccoli dicono:

— Suor Lucia è come la Madonna: ha gli occhi di seta celeste. —

Qualcuno suppone che, la sera, quando li abbandona, vada a dormire su le nubi rosse del sole e che ritorni all’alba dall’altra parte del cielo.

Toti non sapeva tutto questo; ora, mentre si dirigono alla chiesa, un compagno al quale lo ha stretto una sùbita simpatia, gli narra le vicende della piccola suora.

Ascolta senza distrarsi, cosa che gli accade ben di rado.

— Da quanto tempo stai con Suor Lucia?

— Da un anno — risponde Orsetto.

— E sei contento?