— Contentissimo. E tu verrai ancora?

— Verrò. —

Orsetto non assomiglia a Toti. I capelli neri, spartiti in due bande, gli scendono intorno al viso quasi fino alle spalle e si arricciano al termine, deliziosamente; è di carnagione bianchissima, dalla quale traggono maggior risalto gli occhi grandi e neri e pieni di una luminosità infantile non mai velata. Pare un piccolo paggio. Tanto dalle sue parole come dall’espressione del volto traspare una ingenuità priva di qualsiasi malizia.

— Fra qualche giorno verrà anche Marinella, — riprende Orsetto.

— Chi è Marinella?

— È la figlia del dottore. Stiamo vicini di casa.

— Quanti anni ha?

— Ha dieci anni ed è grande. —

Per la via trascorrono numerosi veicoli, è domenica; suor Lucia si affanna perchè la sua nidiata non si sbandi e proceda unita rasentando i muri. La lunga fila si spiega ridendo e cinguettando, e sosta, e ondeggia e si confonde fra la folla delle persone grandi. Assomiglia a un serpentello multicolore, ad un ruscelletto gaio in una pianura tutta grigia.

Trascorron per l’aria luminosa, fusi nell’identica serenità, bianchi colombi e suoni di campane.