Toti viene esaminando i compagni che la sorte gli ha dato; saranno forse una ventina fra grandi e piccoli, fra coloro che ancora si succhiano il pollice e quelli che sentono già di essere figli dell’uomo. I primi si aggruppano intorno a Suor Lucia le si cuciono alle vesti o la precedono di un passo tenendosi per mano, a volte serii serii con un musetto rosso del tutto simile a una ciliegia, a volte distratti e sorridenti per una carta di caramella che hanno trovato su la loro via, o per un ciottolino bianco, o per una festuca lucente; un nulla basta alla loro vita, una sola formica può destare il loro sconfinato stupore. Forse sono figli di povere mamme le quali, per camparli, debbono lavorare anche la domenica.
Toti li osserva, mentre Orsetto glie li viene indicando.
Uno si chiama Rando, è un marmocchio quasi microscopico, avrà tutt’al più tre anni; va solo, con le mani annodate dietro le reni, gravissimamente; non guarda i compagni e non si cura di rispondere alle interrogazioni che gli muovono; ciò che gli si agita intorno non lo preoccupa nè lo commuove; forse potrà curarsi di una mosca, di un uomo mai, l’uomo è troppo grande, egli non può considerarlo. Tiene gli occhi bassi e si guarda le scarpe che slabbrano un pochino; per lui sono rimaste belle e lustre come dal primo giorno che se le mise, formano la sua ambizione. Ancora, se si degna di interloquire con uno dei marmocchi coetanei suoi è per dirgli:
— Guarda che belle scarpe! —
E non attende approvazioni, tira innanzi sicuro del fatto suo.
Indossa un gonnellino rosso che non gli arriva al ginocchio; gli è assicurato alla persona per mezzo di due straccali verdi, posti sopra alla camiciola di bordatino celeste, la quale gli serve anche da giubbetto. Compie il suo abbigliamento un vecchio cappellino da signora, dalla tesa immensa e dal cocuzzolo microscopico; è di paglia annerita; un elastico che gli passa sotto il mento glie lo assicura al capo.
Qualcun altro potrebbe essere grottesco con simili indumenti; Rando non è tale; la sua gravità accigliata conferisce nobiltà ai piccoli cenci che lo ricoprono.
Lo segue guardandolo di tanto in tanto, una bimba della sua stessa età: Celestina. Ha i capelli canapini raccolti in un ciuffo bizzarro che le si alza su la nuca, e ricorda un pennello da barba.
Celestina ha le calze lunghe e un grembialuccio bianco fermato alla vita da un nastro giallo. Per lei Rando rappresenta un inesplicabile mistero. Se qualche cosa straordinaria non la distrae, segue sempre il marmocchio con devozione ignara; e quando egli si ferma, anch’ella si ferma; e quando l’attenzione di lui è attratta da un nuovo miracolo, ella pure, con la stessa serietà, considera il nuovo miracolo. È l’unica che gli dica con vera compiacenza:
— Rando, le tue scarpe sono belle! —