— Oh Toty!... Non è bene! —

Frattanto le finestre si aprono ed entra un torrente di luce. Da tanto tempo si udivano stridere le rondini nei cieli! Ora si vedono trascorrere nei loro voli rapidissimi; paiono tante frecce nere, tante piccole navi che vanno e ritornano e si avvolgono nel gran mare dell’aria dove affonda il sole. E appaiono le cime degli alberi del giardino e la rosa tèa, che si è appoggiata al vecchio cipresso morto e lo ha rivestito di bocciòli gialli.

Toti guarda con gli occhi luminosamente aperti, e pensa alla grande felicità che lo aspetta in quel lieto mattino primaverile.

Si è levato su le coltri; Miss Edith gli è vicina.

I wish you every happiness, boy. Tell your prayers. (Io vi auguro ogni felicità. Dite le vostre preghiere). —

Toti si volge e sorride; guarda la signorina Edith e, preso da un impeto di tenerezza, le getta le braccia al collo, le stampa due bacioni su le gote poi si allontana impensierito e le chiede:

— Signorina, perchè parlano così male al tuo paese? —

Per tutta risposta miss Edith ripete senza scomporsi:

Tell your prayers. (Dite le vostre preghiere). —

Toti si inginocchia sui guanciali, congiunge le piccole mani ed alza gli occhi al cielo turchino, al cielo lontanissimo dove sono le case d’oro che nessuno vede, che solo i bimbi vedono talvolta nel sogno. La sua voce si addolcisce ed il viso si atteggia ad una semplice soavità d’amore: