— Sì. —
Saltano un rivoletto, vanno curvi dietro una siepe e, giunti ad una viottola, scendono a valle.
Il sole declina; le ombre azzurreggiano sempre più, si allungano; in fondo alla valle si fanno più dense. Passano nell’aria le grida dei compagni, giungono dall’alto, dall’aia di Bonaventura perduta nella gaiezza solare a sommo del verde colle.
— Suor Lucia ci chiama! — esclama Toti sostando. È stato un inganno; non si ode che un frastuono indeterminato simile al gridìo dei passeri che si adunano all’albergo quando il cielo si imporpora e dolcemente riluce. Suor Lucia farà passare fra le scarne dita i grani del rosario, come sempre, e sorveglierà i più piccini perchè non abbiano a disperdersi. Possono proseguire tranquilli.
— Toti, sei ben certo che Zulù ci aspetti? — chiede Marinella.
— Ne sono certissimo.
— Quanti anni ha, Zulù?
— Ha dodici anni.
— E dove è nato?
— Non si sa. Glie l’ho chiesto, e mi ha risposto che nessuno glie lo ha detto mai.