Più tardi, un arabo fu sorpreso oltre le trincee di Henni. Era acquattato entro una cisterna e brandiva il fucile.
Vistosi perduto si gettò innanzi a braccia levate. Chiese pietà. Ebbe salva la vita. Due soldati se lo posero in mezzo e si avviarono a condurlo al prossimo accampamento. Eran due giovani dell’Alpe di Luni, semplici, senza doppiezza. Supponevano la bontà frutto di ogni sole e dolce cortesia l’esser grati.
E non usaron durezza. Si dissero: — È un uomo ed ha un cuore come noi!
Più tardi l’un d’essi era morto colpito alle spalle dall’arabo prigioniero e l’altro rantolava moribondo.
E questa è l’anima della gente a cui la democrazia vorrebbe elargire una patria, un sentimento, una giustizia che non ha mai saputo e non sa. E questa è la nostra razza feroce, che gli ipocriti del mondo han voluto bestemmiare.
— Eccoli!... Eccoli!...
Il grido passò sommesso, di bocca in bocca, fra i superstiti schiacciati alla terra, nei loro ripari. Erano presso i loro morti, sublimemente impietriti nell’ordine della battaglia.
— Eccoli!... Eccoli!...
Sbucavano tutt’intorno, sorgevano balzando, guizzando, strisciando come se la terra li partorisse in un subito prodigio.