A un tratto Blesimme bestemmiò afferrando il fucile per la canna, e Giannettasio, cupo in volto, si rivolse a dire:
— Mo’ ce semo!....
Si strinsero più da presso, si guardarono in fondo alle pupille dilatate; cercaron, fra loro, quell’uno che avesse una volontà da imporre.
Giannettasio li raccolse intorno a sè. Erano dodici. Tutti risposero al cenno del più forte.
Ma il loro improvviso rimuoversi attirò una tempesta di colpi. Altri due giacquero bocconi, poi un altro. Non furon che nove. La ressa divenne furiosa; si chiuse su di loro come la morsa e la tomba.
Gli assalitori erano a dieci passi forse; erano a faccia a faccia. In quel punto Blesimme si scagliò contro la moltitudine obliqua; si aprì un varco, cadde, risorse, avanzò. La morte lo scansava. Nulla di vulnerabile era nella sua piccola persona salcigna.
Si vide l’arme sua turbinare per buon tratto finchè, angosciato da cento ferite, non schiantò in un urlo, rendendo l’anima purpurea.
Allora i morituri si levarono.
In quel ch’essi apparvero, schierati di fronte, l’orda sostò.
La fierezza degli inermi valse il prodigio. Stavano essi senza gesto, senza voce, senza un guizzo sul volto impietrito.