Ebbero, in quell’attimo, dal loro ceppo millenne la forza che attraversa i secoli. L’anima loro fermò i lupi, li tenne a dominio. Morire è, a volte, dominare. La rossa ferocia, sopraffacendo gli ultimi superstiti, segnava la sua schiavitù, non vinceva. La forza di tutta una stirpe fu nella faccia degli ultimi vivi e i bruti ne sentirono la divina grandezza.

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Camminaron diritti. Giannettasio andava innanzi. Colpito non fiatò, urtato, calpestato, non emise un suono dalle labbra sigillate su la sua fierezza. Solo ad un punto, poichè un nero cialtrone gli si parò dinanzi e lo colpì sulle guance, si protese e gli sputò su la faccia.

Camminaron diritti, gli occhi fissi al loro cammino, ma non videro il paese che attraversarono. Tutto era estraneo intorno e ignoto, in un unico mistero: gli uomini, gli alberi le case, la morte! Tutto era fuso e confuso nell’ombra immensa che stava per inghiottirli. Si sentivano esuli dalla vita, distaccati da ogni cosa fittizia, prossimi all’eternità.

Erano ignudi, tutti ignudi, dalle spalle alle calcagna e lividi di battiture. Cento mani avide s’erano azzuffate a strappar loro di dosso le armi, i panni mentre eran tratti verso il folto dell’oasi.

Ora il sole volgeva al suo mancare. Incontrarono altri gruppi d’armati; e donne e fanciulle, ma non un volto pietoso. Una vecchia dalla voce stridente come l’arpione arrugginito, floscia ed orrenda, si trascinò innanzi a percuoterli di una sua mazza ferrata. I fanciulli gettaron loro sotto i piedi foglie spinose di fichidindia.

Giulio Volpi era fatto guercio, e per l’occhio abbacinato sanguinava; Vincenzo Asciani aveva trapassata una spalla da parte a parte; Lorenzo Ippoliti mostrava, dalle labbra socchiuse, i denti frantumati e le gengive rossigne. E non fiatavano. Ciascuno guatò il suo dolore con occhi fermi, con anima pura e tenace. Nè la folle paura potè sommuoverli. Fra la viltà della lurida accozzaglia mussulmana compirono così il duro transito.

Ed ecco che giunsero ad una casa presso una radura e a fianco della casa sorgeva un recinto. L’orda si soffermò sul luogo. Gli anziani si fecero innanzi e si raccolsero a disputare.

Il consiglio fu breve. Poi che la decisione fu presa, vennero sospinti ad uno ad uno in un andito e dall’andito in un cortile sul quale si aprivano tenebrose stanze.

Gli armati fecero ressa dietro loro e l’opera parve volgesse al suo fine, ma non finì, chè in quel ch’essi attendevano, legati e avvinti mani e piedi per solide ritorte, ecco che si udì un grand’urlo e un rintronar rapido di scoppi, e il rumor di una corsa anelante. Di repente il cortile si sgombrò e le vicinanze furon deserte.