Poi i tormentatori tornarono all’opera loro e l’uomo fuggiva ed udiva, fuggiva ed udiva, rabbrividendo, l’urlo orribile degli straziati. Ad un tratto sostò. Il figlio di Roma sentì la sua buona razza e quando i bianchi morituri erano per finire, un uomo ignudo apparve su l’alto del muro di cinta, contro il cielo. Brandiva un fucile. E la vigliacca ciurmaglia, una volta ancora, tremò per uno solo che aveva il cuore di una razza titanica.
Tremò e sette ne cadder supini innanzi che l’apparso, trapassato più volte, non ripiombasse nell’ombra dalla quale era sorto.
Ora questo ho narrato, che è la verità, perchè qualcuno ricordi.
Pietro Aresu.
“Sacra al candido cuore degli Europei i quali, per avere attraversata la terra nostra, ci giudicarono benevolmente come i piccoli giullari del mondo.„
Non si era udita che la voce degli ultimogeniti.
Si era lavorato negli anni a rompere ogni confine. Una volgare gazzarra aveva riempito le scialbe giornate. Tutto non era che interesse: anche la patria.
Ogni più alta vita, per non esser compresa, soffriva la beffa dei meschini. Si voleva un’unica misura, un solo livello, una sola volgarità. Il guadagno regnava oltre ogni opera. Le idealità o vivevano nel silenzio dei cuori, o si erano imbastardite, o erano irriconoscibili fra i pantani. La spiritualità di cui si era animato il primo moto operaio era caduta nella bassezza plebea. Ogni aristocrazia era muta. Le passioni tramutate in vizi. Gli istinti della moltitudine imperavano.
Il nuovo brivido solare attraversò quest’ombra.
Nacque il prodigio. Ogni fatto sconfinò da’ suoi termini, assunse un significato d’eccezione, s’illuminò di giovine luce, fu pervaso di ardore, non bastò all’ansia comune. Era la resurrezione. La gente umiliata levava la fronte e il cuore e l’anima; i taciturni trovarono una voce; le virtù assopite si rivelarono d’impeto; la vita ebbe una ragione più alta; la bellezza delle cose e degli uomini rivisse nelle moltitudini.