E come i Navarchi la ciurma — come i Condottieri la masnada.

Fermato un voto di fede — scacciata la pietà turbatrice — si allontanaron dal mondo.

Dietro restava la turba — restava la dolce famiglia — il volto del segreto amore.

E fu la notte — purissima — col suo pensiero gigantesco.

La morte si ammantò di silenzio — austera come una Iddia eretta sul cassero — pura come l’anima della giovinezza — innanzi ai Navarchi.

Gli occhi l’affissaron tranquilli — poi che su l’abisso dell’anima — non passò che il rombo di una volontà glaciale — il saettare di un candido cigno fra fosche lame di rupi — ai confini della terra.

Disse il Navarca: — Forse non ritorneremo. Pensate a chi resta chè è l’ora!

E sui volti schierati brillò la tua luce — coraggio — semplice e nuda come l’antenna e la prora — come la corazza d’acciaio.

Poi l’uno scrisse: — Non piangetemi! — E l’altro: — Avrò la mia fossa nel mare! — E qualcuno alla madre: — Non ti lascio che il mio buon nome. Questa notte vado a morir per la Patria!

E schietti e digiuni entraron nei chiusi navigli consacrati al gorgo.