Or col crescere della luce, la lunga teoria dei trasporti si delineava più chiara contro il cielo purpureo. I navigli da guerra fiancheggiavano il corteo precedendolo e chiudendolo. Procedettero lentissimamente fin che non furono immobili. Allora il giovine severo si sentì chiamare.

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Il bel cipresso fra gli uomini stava per incontrarsi col proprio destino. Si rivolse, salì una scaletta, si trovò di fronte al condottiero della nave. L’ascoltò rigidamente. E quando si volse a ritornare gli occhi suoi erano lucenti.

I compagni lo videro discendere nella lancia, raccogliere i suoi uomini, impartir ordini, disporre, agire con fredda e precisa rapidità. Una energia improvvisa nasceva in lui, una virtù di comando e d’azione non sospettata. Abilmente lo avevano prescelto e lo mandavano innanzi. Il suo viso si era trasfigurato. Su la consueta impassibilità severa passava un ardore novello. Le sue native virtù di dominio, trovando il giusto campo nel quale esplicarsi, si incuneavano ad un punto rinsaldando intorno a sè gli uomini come a farne una cosa sola e avveniva il prodigio di cento anime perdute in un’anima sola, di cento volontà riassunte spontaneamente ed entusiasticamente in una.

Gli umili navigatori, i bei marinari forti e taciturni l’avevan conosciuto d’istinto accettandolo a capo senza dubitanze. Anche se il grado non lo avesse loro imposto si sarebbero stretti intorno a lui per seguirlo, per essere dove egli era, per compiere il prodigio ch’egli avesse pensato e voluto. Tutto era possibile con uomini di tal fatta, nè v’era furia, nè numero, nè violenza che avesse potuto interporsi perchè la volontà e la fede e la convinzione di balzar oltre ogni opposta energia compie i miracoli che stupiscono. Essi invero avrebbero mosso lo stupore degli uomini lontani. Lo scarso manipolo valeva più di centomila, più che eserciti schierati.

Egli sentiva la sua giovinezza salire tant’oltre, vivere di tant’ala e di così grande ardore da invaderne il mattino e sentiva che il fascino del suo cuore era intorno a lui più che una parola detta, più che un comando od un gesto.

Certe virtù si sentono, non s’esplicano altrimenti, hanno un oscuro e magnifico potere emotivo, sono un brivido da cuore a cuore, un patto senza parole dinanzi alla morte.

Or ecco che la sua nobiltà si creava in lui, di lui ed egli era in realtà oltre le pallide larve del passato, il primo fra i suoi. E questo volevano gli umili, coloro che lo seguivano come un maggiore fratello al quale si affida tutto che di più grande si abbia: la vita. Questo volevano i fabbri dei cantieri, usi alle affocate fucine e ai mazzapicchi e alle ancudini squadrate e sonore come le anime loro; i mastri d’ascia, nocchieruti come i vecchi pini divelti a formar la chiglia delle navi; i calafati, i velai, i pescatori dal cuore di bronzo. Ed eran di Liguria e d’Oristano, di Versilia e dell’Abbruzzo; figliuoli di maremma e di laguna, nati sul mare e per il mare come la procellaria.

Andaron sereni. Erano i primi che discendevano su la terra da conquistare al dominio dell’Italia, i primi che mutavano corso a un destino, che incominciavano un’ora storica.

Li guardò. I bei volti giovani gli sorrisero serenamente devoti. E la lancia si avvicinava alla spiaggia sempre deserta, in apparenza. Altre lancie venivano dopo trainando grandi zattere.