Ma chi visse l’ora storica, chi ricorda i singoli volti degli uomini non può astrarre nè dimenticare.
Il frutto val bene il suo ceppo.
Così su la trama dei giorni, sul contessersi degli avvenimenti fra le grida e i tragici silenzi, fra i rulli dei tamburi, sorgenti dall’ombra antelucana, i chiari squilli ripercossi da campo a campo, il grido delle scolte, il vociferio dei ridesti, il canto dei nostalgici, il riso dei sereni, l’impeto delle battaglie, il giolito delle avanzate, il trepestar dei cavalli, l’avventurarsi delle masse enormi, il rombo degli scoppi, i cortei della morte, tra tutto questo e più ancora nella vita dal ritmo sempre diverso e sempre possente, grandeggiano certe figure di umili che nessuno sapeva e che nessuno saprà forse mai.
Ma l’uomo che passa fra i compagni suoi ammirati, l’uomo ignaro che agisce e muore per una sua luce infinita, trova una eco, nel suo popolo, è, come il cuore dei cuori, il mutamente eletto fra i diecimila.
E il nome suo, emigra storpiato, trasformato, nei canti delle montagne e delle marine; trascorre per gli anni, batte alla soglia dei secoli, perde il suo suono preciso, significa l’eroe, l’entusiasmo, la patria e la sua gloria, il paese e la sua grandezza, è l’ingenua potenza d’amore e la forza di ascesa di un popolo.
Così il solco profondo aduna maggiore sementa e per l’emula volontà di ogni franca giovinezza si formano gli eroi.
È per l’ignota forza di pochi ignoti che si formano le compagini formidabili.
Si spegnevano i fuochi dei bivacco. La notte scendeva sul deserto. Diecimila uomini cercavano il sonno fra le tende e le sabbie, distesi sotto le stelle, con accanto il fucile. Si udivano appena voci sommesse e il trepestar dei muli e dei cavalli raccolti in cerchio intorno a una palma, o a un palo, o a un carro nero. Era una notte africana, tersissima, senza fiato di nebbie, sì che gli astri parevano più grandi e più vicini e più profonda l’oscurità interposta.
E, sotto l’immensità, diecimila giovinezze tacevano nell’immemore sonno.
Qualche rado lume brillava tuttavia, qualche bagliore di fuochi semispenti; ma dalle tende, ma dalle basse baracche non si udiva che il pispiglio di qualche parola sussurrata nel sonno o il respiro uguale del riposo dopo il travagliato giorno.