Altre volte si fermavano a un’ombra a sorvegliare i braccianti; poi ella ritornava nell’alto sole, alle sue faccende. Il Vecchio la vedeva allontanarsi diritta e forte e saltare i fossi e aprirsi un varco fra le siepi.
Si amavano senza dirselo chè uno era il loro mondo, nè il desiderio di giungere alle vie maestre e di allontanarsi per le vie maestre dalla solinga dimora li tormentava; anzi se andavano alla città, talvolta, nei giorni di mercato o nelle feste solenni, vi si trovavano a disagio affrettando l’ora del ritorno.
Ed erano i soli della casata i quali sentissero che non c’era su la terra altra cosa desiderabile all’infuori della loro fattoria; ma l’uno era presso il punto di abbandonare il sole e l’altra era una fanciulla che non avrebbe potuto imporre la propria volontà, se pur non avesse ascoltato qualcuno della casa che l’amava, e non ne avesse riso.
Qualcuno le stava da presso inutilmente e ella, in sè, tutto dimenticava che non fosse la vita di lei.
II.
Una sera di marzo la vecchia casa fra le roveri era in grande tumulto. Si udivano le donne gridare e gli uomini imprecare.
Rinotta cantava nella corte, indifferente al frastuono, raccogliendo al pollaio le sue oche reali. Siccome i litigi non erano rari per questioni di interesse, ella non vi badava più che tanto chè la curiosità non la pungeva nè il pettegolezzo. Il Vecchio non era tuttavia rientrato.
Però la stupì la violenza delle grida e il loro persistere. Gli uomini e le donne si erano raccolti in una stanza a terreno e, attraverso alle inferriate, si vedevano a quando a quando rimuoversi. Si udiva la voce di Giorgio salir più alta delle altre in qualche imprecazione.
Per un attimo Rinotta si rivolse a guardare pensosamente, poi, come vide Maddalena, la vecchia serva, che attraversava la corte in quel punto, le domandò:
— Che hanno fatto?