— Guarda di non addormentarti!

— No.

— Levati.

Innanzi a loro apparivano, abbandonate scompostamente, alcune cose oscure e indefinibili alle quali non avevan posto mente a tutta prima, intesi com’erano a cercar le pediche dello smarrito cammino; ora, nella sosta, le guardavano.

Erano cadaveri insepolti, i caduti di quattro giorni innanzi abbandonati dal nemico, nella fuga. Si vedeva l’avviluppo dei cenciosi barracani e il gesto supremo dell’agonia. Uno si era irrigidito in quel che puntava il capo e i piedi nell’urlo spasmodico e giaceva, le braccia larghe, il viso orribilmente losco; un secondo sembrava schiacciato e crocifisso alla terra e la sua faccia affondava nella sabbia; un terzo era ruzzolato di fianco, le mani contratte sul cuore, la bocca torta.

Non in un volto era la pace o un segno di divina grandezza. Intorno intorno, cosparsi per un vastissimo raggio, giacevano bossoli di cartucce, schegge di granate, avanzi di cuoi e di panni e di armi infrante.

Era in tutto ciò una tragica solennità.

I raminghi ripreser la strada. Ora sentivano la necessità dell’andare, per qualunque via, in qualunque punto pur di giungere a una risoluzione. Più temevano l’aggravarsi della solitudine anzichè la lotta e la morte. Più dell’uomo e della sua furia era grave il deserto senza vie nel suo immenso silenzio.

Ancora tentarono dirigersi ma la morta terra non consentiva loro la diritta via; li ingannava in un giuoco assiduo di cento cammini. Più andavano e meno sapevan di giungere. Era una disperante lotta con l’imponderabile: con l’ombra e la terra, con ciò che non si misura e non si conquista, di cui, nelle ore più tragiche della nostra vita, si sente l’infinito impassibile potere. A certe incrociate non resta che affidarsi alla sorte. L’uomo e l’orgoglio dell’uomo rientrano nel mare delle cose mute ed impossenti, sono riassorbiti dal silenzio che ci attornia e ci sovrasta e verso il quale precipita ed annega ogni vita ad adeguarsi nell’uguale profondità.

Su le sabbie non apparivano pediche di uomini o di cavalli. Forse le orme loro eran prime e uniche in quella zona desertica e non avrebbero avuto compagne. Si susseguivano appaiate e profonde in una fila senza fine. Da cinque ore erano in via.