Tale necessità aveva spinto il capitano, nell’attimo decisivo dell’attacco, a chiamare a sè tre uomini prodi e a dirigersi con loro verso il fonducco. Il Rosso non era stato del numero per elezione, ma non appena aveva veduto allontanarsi il Condottiero coi tre compagni, si era aggiunto a loro senza nulla domandare, solo per la necessità di essere dov’era l’uomo della sua vita.
Ed erano andati guardinghi, scivolando fra le sabbie dietro Colui che li guidava sicuro, al punto della loro sosta.
Avevano percorso quattrocento metri di strada, apparendo appena sul dorso di qualche duna, sol per l’attimo dell’orientamento e ripiombando distesi nell’interposto solco. L’aria era lacerata dalla terribile gragnuola dei mauser. I dorsi delle dune si coronavano di fiocchi di sabbia là dove battevano le palle.
Giunti in vicinanza del fonducco, che sorgeva fra tisiche palme, avevan veduto sull’uscita, presso ad un pozzo, un gruppo di cadaveri ammassati, e, poco più lungi, un cavallo bardato era avvinto tuttavia ad una palma, per la capezza. Era quella la cavalcatura di un morto o indicava la presenza di qualche superstite? Ristettero un attimo nel nascondiglio, poi ne balzaron fuori tutti cinque e si diressero a corsa verso l’entrata del fonducco.
Entrò primo il Capo, con la rivoltella spianata, poi il Rosso, curvo su la sua baionetta e gli altri.
Il vasto cortile era deserto. Lungo i muri di cinta eran cumuli di macerie sotto le enormi brecce, poi un tritume di cose immonde e indefinibili e un barracano presso una pozza di sangue. Nulla più. Sul fondo, contro all’entrata, si aprivano i foschi rifugi, difesi da neri usciuoli, quali aperti e quali serrati. Senza indugio gli esploratori si diressero a quella volta. Furon nel primo rifugio, nel secondo, nel terzo; tutto era deserto, senza traccia di passaggio recente; ma quando entrarono nell’ultimo, una violenta detonazione li accolse. Uno dei loro piombò di traverso.
Acquattato in un angolo, un nero del Sudan stava per riprender la mira ma non gli valse il tempo che, a sua volta, stramazzò stecchito.
Ora si volgevano per togliersi dal fetore di quel canile e rifar la strada compiuta quando udirono un rapido ciabattare nel cortile.
Il capitano impallidì; gli altri gli si strinsero intorno. Videro un attimo lo stiparsi dei ceffi cani su l’entrata del fonducco, poi la porta fu solidamente barricata.
Da quel punto cominciò l’impari lotta. Sui muri grommosi e su la porta eran praticate esigue feritoie, ciascuno si inginocchiò presso la prescelta e lentamente, senza dir parola, lasciò partire il colpo a mira aggiustata. E le ore trascorsero, discesero verso la livida sera.