D’altra parte gli appariva il ghigno dei compagni e udiva le loro parole e i giuramenti solenni. Così sempre più s’infoschiva in sè stesso rimanendo estraneo alla vita circostante.
Attendeva di giorno in giorno l’ispirazione che lo illuminasse, il movente che lo conducesse di balzo al punto risolutivo. E se gli altri cantavano egli più si turbava nel suo buio e tutto gli era insoffribile e nemico.
Trascorsero alcuni giorni così, fin che un ordine repentino giunse ed essi dovevano partire la sera stessa per Napoli. Come un automa, preso fra l’impeto e la gaiezza dei compagni, raccolse le sue poche cose, si pose in assetto di guerra, entrò nei ranghi allo squillar delle trombe. Si udiva per le vie il tumulto del popolo che attendeva. Qualcuno parlò ma egli non intese parola, guardava intorno con occhi foschi essendo pallido come la morte.
Poi si mosse con gli altri, uscì fra l’impeto delle fanfare e l’urlo delle genti assiepate. Procedette fra una fiumana di popolo, sotto un continuo gettito di fiori. Vide una giovinetta che stava per accostarglisi e che si ritrasse, sbigottita dalla sua faccia sinistra.
Non raccolse un fiore; non guardò in volto la gente, non volle doni nè rispose a chi gli parlò. E l’isolamento al quale si condannava poneva il colmo alla sua fosca tristezza perchè il sorriso ironico che gli increspò l’angolo delle labbra procedeva direttamente dalla sua desolata, immensurabile tristezza.
Pensava che tutti l’odiassero e tutti dovessero leggergli nell’anima e sapere ogni cosa della vita di lui fino alla parola di Rinotta; vedeva ch’egli non poteva raccogliere nulla dal suo passato che gli fosse come un ardore e uno splendore, ma soltanto odio e null’altro che odio. Ed il suo cuore era misero; e si isolava nella landa di cenere per la quale l’avevan condotto e l’avevano fatto disperdere, sotto un cielo senza aurora.
Avrebbe pianto ed ucciso perchè la sua giovinezza deserta si doleva come la terra senza il sorriso delle acque, e avrebbe voluto rinascere e non poteva.
Così, attorto e sconvolto, procedeva nel suo muto dolore quando, ad un’incrociata, qualcuno gli si accostò e gli infisse fra le cigne una piccola bandiera. Tutti i compagni suoi se ne erano adorni, egli no. Non volle fregiarsi del simbolo che dispregiava. Lo strappò dal petto, lo spezzò bestemmiando. Allora un capitano che gli era da presso gli si avvicinò e gli disse, forte:
— Vergognati, rinnegato!...
Egli non rispose ma gli occhi suoi ebbero un losco bagliore. E fermò in sè il suo patto.