V.

L’alba era prossima. Dovevano imbarcarsi a mezzogiorno: forse partire per non ritornare mai più. Giorgio degli Antoni levava a quando a quando la pallida faccia: i compagni suoi dormivano del loro sonno più bello. Da quando avevano suonato il silenzio, fino a quell’ora antelucana, egli non aveva saputo riposo nè sosta, preso nel vortice del suo sinistro divisamento. Si vedeva alla soglia dalla quale non si retrocede, avvicinandosi l’ora del suo più grande destino.

Tutto si dipartiva da lui, anche ciò ch’egli avrebbe voluto più da presso per la necessità del conforto. Sentiva la soavità di una voce vicina e la rifiutava, intravvedeva la bellezza di una memoria e la discacciava. Doveva essere solo come un dèmone e la giovinezza di lui insorgeva tuttavia per il suo ultimo sereno. Era presso a quella solitudine che supera il vuoto della morte; discendeva ai tetri ipogei che solo conoscono coloro che tutto rifiutano.

Nè la postuma riconoscenza dei compagni valse a illuminargli la strada. Forse nessuno, fra i tanti, avrebbe avuto animo a superare lo stesso valico perchè il berciare della moltitudine non vale il gesto del solitario e la moltitudine acefala è vile. Ed egli sentiva la volontà del gregge sbandato gravargli le spalle e si sentiva spinto innanzi da tutti quelli che si ritraevano, da coloro che non avrebbero saputo mai, nella loro bruttura, il compiuto distacco dal mondo per seguire il vortice di un’idea ribelle. Qualcuno era andato innanzi a lui ed egli ne vedeva le orme e ne sentiva il dolore perchè tutto si vince fuorchè il dolore.

Il tempo scorreva oltre la volontà dell’uomo e la sua meschina misura. Già si udiva per le vie sottostanti il primo rotolar dei carri e i campani delle capre che si avviavano verso la città dell’amore e qualcuno passava cantando per malinconia.

Napoli si apriva nella sua gloria eterna e nella sua pena disconosciuta. Si udiva il grido cadenzato e sospiroso di coloro che scendevano dagli orti.

Giorgio degli Antoni si levò sul suo letto. Tutti dormivano in pace, l’un presso l’altro, il volto invermigliato dal sonno.

Egli vide ciò che sarebbe accaduto, percorse le ultime ore che lo separavano dal compimento. Fra il turbinare dell’essere suo, la scena si compose e si scompose, si precisò, apparì e disparì dal silenzio, nel silenzio, animata di orrore. Vide i gesti ed i volti; udì le parole e le urla; seppe la tempesta causata dalla sua violenza, e più, nel suo chiuso, per la volontà inasprita, s’ingrandì ogni aspetto quanto più ne soffriva.

Varcato il confine nulla più era possibile in eterno.

Non un ritorno, adunque; ma solo la forza di sopportare; solo la sua forza di fronte a tutta l’umanità.