E coloro che l’avevano preceduto non avevan lasciata parola per lui ma il lungo, l’interminabile seguito delle loro orme su la landa, verso un vespero sanguigno. Erano discesi oltre il vespero, nelle terre del sogno e dell’incubo; erano scomparsi per sempre là dov’egli doveva scomparire, nel grembo della morte senza parola e senza speranza e senza pace nessuna.

Riudì di repente le voci degli uomini e ritornò nella vita.

Balzò a terra che gli altri gridavano intorno, ridesti. La realtà lo riprendeva di schianto, sbiancò. L’ora era giunta. Qualcuno prese a motteggiarlo, invano. Rispose a monosillabi a un graduato che lo interrogò. Poi come tutti furon presti, li lasciò allontanare e rimase solo nella corsia. Il cuore di lui pareva il maglio dei metalli che strapiomba nell’impeto uguale. Gli tremavan le mani nell’approntar l’arme ed era terreo. Compiva ciò fra un dilagar vasto di canzoni e di risate. Quando fece per uscire dalla corsìa si scontrò nello stesso che gli aveva rivolto la parola poco prima.

— Che facevi qui?

— Nulla.

— Presto, raggiungi gli altri, chè c’è il rancio e poi si parte.

Si gettò giù per le scale, ma al primo ripiano si fermò guatando intorno. Gli era parso che l’altro lo guardasse ancora. Non c’era più. Riprese a discender le scale grado per grado e il suo passo or s’appesantiva nella sosta, or scivolava leggero a seconda delle raffiche che si scatenavano su lo spirito di lui.

Una vita attendeva il proprio destino, ignara, nel tepore di un autunno pieno di promesse e di canti; uno, segnato dalla cieca rabbia di chi sbava e s’impantana e rinnega sè ed il suo sangue, doveva morire. Morire per l’idolo fallico delle piazze dalle mille bocche voraci. Giorgio degli Antoni era, in quel punto, la parola che s’incarna, l’odio agitato per mille continue brutture che trova il suo valico e si scatena.

Scivolò per gli anditi deserti che si aprivano in fondo alle scale: evitò il cortile con tutti i suoi canti, col tumultuare di un’ardita giovinezza la quale gli diveniva sempre più insoffribile; aveva bisogno di esser solo, di andarsene in compagnia del proprio delitto, senza veder nessuno, senza che nessuno lo ascoltasse o gli parlasse, chè non voleva udire altra voce o diverso tumulto da quello fondo e livido che aveva preso a dibattere tutta l’anima sua come un oceano.

Giunse ad una porta chiusa; l’aprì appena, con mano tremante, poi si ritrasse chè gli parve udire un passo dietro le sue spalle. Stette in ascolto. Fioriron due voci. Si persero lontane.