Ora egli sapeva che l’uomo designato doveva trovarsi nella caserma perchè era fra coloro che partivano e sapeva che i condottieri si adunavano in un piccolo cortile oltre quello nel quale si raccoglievano i soldati. La porta che stava per dischiudere si apriva su questo cortile.

Attese come chi si agguata ed occhieggia a coglier sua preda, poi, con mano cauta socchiuse l’uscio e guardò per lo spiraglio. L’uomo non era là. Si ricompose. Doveva attendere o andare braccando fin che non l’avesse colto? Attendere no, chè potevano sorprenderlo. E se era fra i compagni? S’egli non avesse avuto campo a colpirlo? Uscì sul cortile, l’attraversò, fu per un androne nel quale ogni suo passo ridestò un tonfo ingrandito dalla vôlta. Un terrore inesplicabile lo tenne; ristette, si nascose nel vano di una porta, si acquattò, pronto a sparare su chiunque giungesse. L’anima sua convulsiva cercava una liberazione. E così stava, contratto, allorchè udì qualcuno avvicinarsi. Era giunto al limite ultimo, su l’abisso; solo doveva sporgersi e lanciarsi verso l’invisibile fondo.

Ma non era il designato, era un giovine, quasi un fanciullo, entrato da poco al reggimento, tale da non ridestar odio in alcuno. Neppure da un anno aveva rivestito il grado di sottotenente; era conosciuto ed amato per la sua giovinezza radiosa e per la bontà sua. Si chiamava Furio Valerio. Partiva con gli altri per il suo ardore.

Ma il nemico doveva uscir dal covo e la sorte lo aveva spinto al bivio dal quale non si retrocede: o uccidere o esser colto in agguato. La risoluzione nacque fulminea. Attese poco ancora, tanto da non fallire il colpo, poi s’inginocchiò appoggiando la canna del fucile allo stipite della porta: chinò le spalle, la faccia: prese la mira. Ma in quel ch’egli era per premere sul grilletto, qualcosa intervenne che non gli consentì l’azione.

Dietro il giovine era apparsa d’improvviso una donna, una vecchia donna vestita di nero, umilmente, il viso nascosto da un velo; e questa creatura aveva chiamato forte l’adolescente che si era rivolto di scatto alla voce più cara di quant’altre ci sieno vicine su la terra: alla voce di sua madre. E si erano abbracciati.

— Non sei venuto a salutarmi?

Il giovine non rispondeva; teneva il chiaro volto inchino su la spalla di lei.

— Perchè non sei venuto?

— Perchè.... non avresti voluto....

— Oh!... non lo dire!... Non lo dire!...