Se l’era promesso senza parole, nè gesti, nè pallide commozioni; l’idea era nata dalla sua essenza, decisa e concreta oltre ogni ragionare, nè poi si era perduto a considerarla. Di indole rude e schietta sdegnava sè stesso innanzi gli altri e non ammetteva per sè ciò che non gli sarebbe piaciuto vedere in altrui. Aveva tale forza inconscia che era l’eredità della sua razza.

Era anche in ciò di una ruvida virilità, per troppo pudore di ogni moto dell’animo suo.

Ora i piccoli scontri si moltiplicavano e tutto accennava alla prossimità della battaglia. I soldati la sentivano e se l’auguravano.

Furio Valerio scherzava con Ombra sul prossimo avvento, ma Ombra non rideva mai. Grave e riverente di fronte al giovinetto pareva l’ascoltasse e non l’ascoltasse, profondato nel suo mondo interiore.

E una sera la voce corse per tutto l’accampamento:

— Domani, innanzi l’alba, si parte!

E ridestò ogni ardore assopito.

Fu anticipato il riposo. Le baracche e le tende raccolsero i loro ospiti nel sonno. Le stelle vegliarono sopra una gran pace serena. Si perser le canzoni innanzi l’ora e il vario vociare delle varie genti. Solo un padiglione più grande, nel mezzo del campo, rimase illuminato; le altre tende non ebbero il loro piccolo cuore di luce. Ma Giorgio degli Antoni non dormì; Ombra non seppe la calma notte riposata e non si abbandonò sul suo giaciglio, al fianco de’ compagni suoi. Si era seduto sul limitare della sua baracca; guardava la notte.

Passò un uomo di guardia; si fermò:

— Perchè vegli?