— Non ho sonno!

— Bada che domani sarà un giorno faticato!

— Non importa!

— Almeno tu potessi prendere il mio posto! Io non reggo più!

E si allontanò a testa bassa, ondulando nel passo, la mano sulla bandoliera del fucile.

Ombra non si rimosse. La notte svolgeva i suoi diademi stellari. Gli stipiti e i ciuffi delle palme parevan sculti in una oscura materia lievemente radiosa; si susseguivano come in una teoria ieratica profondando nel buio. E le stelle erano fra il fogliame, e più sopra, e intorno, nel loro figurato ardore. Innumerevoli colonne si appuntavano al cielo, mirabilmente uguali, vegliando un Dio fra il cuor della notte e la terra. Ritornavan ricordi di altri paesi orientali, intravveduti su gli altari, nelle piccole chiese del mondo ed echi di canti liturgici alla stella dell’oriente che si toglie dal mare, su l’alba. I palmizi erano dietro il sole, remotissimamente, nel paese di Dio. L’idea divina era ricongiunta così, fin dai primi ricordi dell’anima, all’albero mistico.

Tutto era immoto nel prodigio della notte africana, assorto in un tenuissimo folgorìo, profondo e distinto. Le viottole fra i fichi d’india, i muricciuoli, le carreggiate, le pediche su le sabbie rossastre eran palesi nell’interlunio e l’umile erba come le palme altissime. Era una chiarità d’incantesimo sotto le spettrali fiamme degli astri.

Una casipola cubica con la piccola porta archiacuta, senz’altro vano sui muri, appariva albeggiando, acquattata fra il volo delle palme lanciate a sorreggere l’immensità di una cupola divina. Era la tana goffa, costretta, per la grossezza degli uomini, alla forma discorde e brutale fra l’oltremirabile levità.

La natura assecondava la linea lieve e salda come a contrapporre il suo impero di grazia e di forza alla sconfinata tristezza. E con l’assurgere delle forme oltre le morte arene, assurgeva l’anima alla contemplazione cercando, nel vacuo spazio impenetrabile, lo scampo al dolore.

Un bagliore verdigno si accese, tracciò una scia fulminea nella cupola astrale, lumeggiò le vette dei palmizi, discese contro il deserto, approdò al segno di tre stelle per morire.