Ombra levò gli occhi. Or non udiva che il grido lanciato e da presso e da lungi dalle sentinelle veglianti su le trincee e il misurato respirar del sonno dalle tende oscure. Levò gli occhi e la meteora era morta e pensò a ciò che gli dicevano negli anni ignari, quando, sul crocchio raccolto intorno all’acervo del granoturco, scivolava una stella sperduta. Gli dicevano:

— Guarda e desidera! Se tu pensi innanzi che muoia la stella avrai ciò che pensi!

E s’ingegnava a guardare e a pensare; ma la stella moriva col desiderio di lui, per sempre.

Ne aveva sofferto perchè non chiedeva che piccole cose comuni, ciò che può chiedere un bimbo che va scalzo per le redole dietro un umile gregge; ed or si trovava con l’anima di allora a cercar la sua speranza nella fatalità dell’ignoto.

Furio Valerio dormiva poco lungi, al termine di un’angusta e lunga baracca suddivisa in piccole stanze. Ed ogni stanza recava il segno dell’abitatore nell’arredamento, nell’armonica disposizion delle cose, nella scelta degli oggetti trovati nelle nuove terre o portati dall’Italia.

Furio Valerio, accanto al suo piccolo letto da campo, non aveva che una scialba immagine di donna, una vecchia donna dagli occhi miti e pensosi e, innanzi all’immagine, ogni giorno si rinnovavano i fiori sì che non passava ora d’oblio fra le due anime lontane, congiunte dall’amore purissimo. Oltre ciò era la sua cameretta come una cella monastica nella quale non è cosa che distolga dalla perfezione della carità divina. Un solo amore empiva tutto quanto il mondo di quella giovinezza non ancora persa e dispersa fra ingannevoli allettamenti e tale semplicità rispecchiava il nido del suo riposo e del suo sonno. Ed anche l’immagine materna raffigurava l’ardore e l’alta idealità per la quale si cimentava alla morte.

Ombra sapeva tutto questo, aveva veduto e compreso in un suo commosso stupore, chè ricordava l’angoscia raffrenata di lei quando, sul punto di lasciare il suo bene, forse per sempre, non aveva trovato che il cuor suo di cristiana per la più dolce fra le benedizioni e nessuna parola che rivelasse un livore verso qualcuno, un dispetto per la Patria che le toglieva il figliuolo. A tutto questo pensava, nella tersa notte, come a una inverosimile grandezza. Aveva veduto altre lacrime, aveva udito ben diverse parole fra coloro che tutto avrebbero rinnegato pur di non partire e più, per tale violento contrasto, tale umile semplicità si ingrandiva agli occhi di lui. L’uno, nella bellezza de’ suoi anni chiari, pur non avendone il preciso dovere, partiva quasi furtivamente pur di dare sè e la vita sua allo splendore di un’idea grande oltre il confine degli anni; l’altra rimaneva con le umili figliuole ad attendere nell’oscuro silenzio, reprimendo il suo pianto, chè nessuno ne avesse a soffrire e levando la voce solo per dolcezza.

Quando mai aveva non che veduta, pensata, una simile cosa nel suo brutale egoismo?

E quando mai il suo cuore aveva tremato per maggior tenerezza? E quando quando aveva sentito in sè una più serena e illuminata coscienza di essere in realtà qualcuno per poter giovare a qualcuno?

Gli si chiariva innanzi una via per la quale l’andare in silenzio era più dolce che il sapersi d’improvviso amato, quando l’anima si pensa, in un eterno esilio, sperduta. E godeva in sè del suo ardore, immaginando insolite cose, mentre la notte approdava al suo confine, quando trasparì, di fra le palme, un tenue bagliore. Erano i fuochi del bivacco.