Incominciò un dirotto imperversare di pioggia.

Allora il fanciullo si riscosse, si levò un poco sul torso, tese una mano, disse a pena, e Ombra sentì il tremito della mano diaccia, disse:

— Addio!

Fu un silenzio. Ombra sapeva portarlo ma non sapeva le parole che consolano. Lo strinse forte, lo coprì; gli si chinò più sopra per ripararlo dal diluvio. Ma Furio Valerio non lo vedeva più; parlava ai fantasmi del suo farnetico.

— Non ho nulla.... Eravamo soli.... lontani!... No.... non ho nulla.... guarda.... guardami, mamma!...

Ombra ascoltava.

— Bisognava vincere!... Bisognava vincere ad ogni costo!... Perchè non mi perdoni, mamma?... Mamma.... perchè non mi baci?...

Allora l’uomo che non sapeva parole di dolcezza, si chinò sul fanciullo e lo baciò su la faccia. Poi lo risollevò con rinnovata forza, se lo prese su le quadrate spalle e riprese la strada fra il bagliore e il rovinìo della bufera.

Dopo, la memoria di lui si offuscò. La tenebra notturna invase l’essere suo. Ancora si vide in cammino, ma la fatica troppo grande fece del suo corpo una cosa inconscia.

Erano ormai estranei e lontani. E l’alba li trovò esangui, presso una cubba: l’uno disteso su le sabbie, l’altro accosciato da presso.