— Voi siete padrona fra il focolare e la soglia, fra la madia ed il telaio, fra l’arcolaio e l’arca!
E la donna entrava nella casa severa ed appendeva il ramo d’ulivo sul letto, ed accendeva il fuoco fra gli alari, e distendeva le ordite dal pettine al subbio, nel telaio di quercia.
Con la sera, le lampade erano riaccese innanzi che l’uomo ritornasse, la bianca tovaglia era su la tavola e le vivande sul fuoco.
Una severità tranquilla, un reciproco rispetto, una misurata letizia reggevano la vita dei congiunti e donna era parola sacra come la creatura.
Così l’uomo parlando della compagna eletta, diceva:
— La mia donna! — E non la menzionava diversamente nè la nominava in presenza di estranei come non si nomina Iddio.
La casa era un tempio.
Ora troppe volte le piazze valgon più che le case e il raccolto silenzio non ha dolcezza e il ramo di ulivo non è più a capo del letto come le fronti soavi e gli occhi raggianti più non si sanno inchinare; ma noi ricordiamo. Ciascuno ricorda di avere incontrato lungo il proprio cammino, per aspro che fosse l’andare, un orto soleggiato, una fontana chiara, una casa d’amore, un volto illuminato, e, nel segreto dell’anima, l’immagine si è rifugiata, inespressa per anni ed anni, per aggallare, trascorrendo qualche ora nostalgica. Non v’è uomo che non abbia sentito talvolta, su la terra precipite, la bellezza di un simile amore.
Venivano tutte tre di passo uguale, ravvolte nei loro scialli neri, all’antica. Un po’ inchine, procedevano in silenzio per la via deserta della chiesa, scarpicciando sull’acciottolato, e il loro passo spaventava qualche passero saltabeccante fra gli scarsi rifiuti, nel tardo sole. Era il maggio, un maggio bianco di tenui nebbie. E sopra loro eran le mura dei giardini conventuali, sempre chiusi nel loro segreto amore e qualche casa malinconica, appena albicante fra macchie rogge e nerastre su per i muri scalcinati. Per tutta la strada non c’era anima viva se non ombre e sbadigli di finestre vuote.
Ondavan le campane; il sole non si vedeva più. Lontano, in fondo a un vicoletto, passò un fanciullo e si udì il suono della sua nunnola, poi si udì cantare una donna da qualche cortile e s’udì anche il rotolìo di un carro; ma tali suoni morirono come il fumo che sale e si fa di cielo per disparire.