Dore rispose:

— Sì, babbo!

— Bene. Ricorda che a scappare si volta le spalle, ma a ritornare si mostra la faccia. Hai la tua doppietta?

— Sì. È nel trenta, fra la legna.

— Bè, la prenderai. Non bisogna andar come agnelli. Una volta, quando i nostri nonni comandavano era un affare diverso, ora comandan loro e non vorrebbero vederci vivi. E noi si ritorna! Anche se tu ne ammazzi mille e duemila, i germani ripasseranno tutti gli anni, alla stessa stagione, per le stesse vie del cielo. È destino! Ci vorrebbero morti e incendiate le nostre tartane, ma hanno bisogno di noi e parlano la lingua nostra. Poi, mettili in una nave e andranno a picco. Chi governa? Chi sa le parole delle stelle e la via delle correnti? Noi abbiamo dietro noi l’angelo d’oro su la città grande, e nel cuor nostro il Signore e la nostra via l’abbiam battuta in centomila in tutti i tempi. Non navighi una lega che tu non passi sopra ai nostri morti che son nel fondo. E dove sono i tuoi morti è il tuo diritto! Se appicchi il fuoco a una vela ne voleranno mille sul mare; se affondi una tartana, ne vedrai navigare diecimila. L’angelo caduto risorgerà sulla sua cima in mezzo al cuore del mare. È destino. Dice: — Perchè ritorni se ti fan guerra?... — Perchè è sempre stato così e basta! Io ho lasciato laggiù il mio figlio grande, che era di quelli che comandano, un uomo che aveva dieci cuori per la sua sola vita; che, se lo guardavi, gli occhi ti si atterravano.... l’ho lasciato laggiù, e ritorno! Ebbene, ora se mi dicessero che sarà la volta mia e la tua e quella de’ tuoi fratelli, ritornerei ugualmente!

Parlava guardando innanzi a sè come a uno spirito invisibile, eretto e grande nella piana marina e il suo volto, ch’era di bronzo, corso da solchi profondi, fino agli occhi e alla fronte, fino alla bocca sottile, fino al collo ignudo, il suo volto era fermo sul tumulto interiore come una maschera impassibile scolpita a fierezza. Faccia glabra di navigatore, indurita in ogni più grande travaglio, coronata tuttavia dai capelli bianchi, intorno all’alta fronte. La vecchiaia l’aveva ornata come di un fregio di serenità. Più era bella quanto più appariva segnata dal tempo, chè nulla in lei si afflosciva e la querula miseria degli anni non iscalzava l’anima sua. Dore sentì il commovimento del vecchio e levò quei suoi grand’occhi di Iddio sereno e il volto tutto bello ed effuso di luce ad ascoltare. La parola era prossima, egli la sentiva salire dal silenzio come la bolla affiora l’acqua immobile e la stella il suo cielo.

— Vedi, — riprese Paròn Zorzi, — l’ultima volta avevam finito. Si ritornava senza guardar nè a destra nè a sinistra, diritti e soli per la nostra via.

“Ci gridavan vituperi dalle porte e dalle strade e noi zitti; ci minacciavan di morte, insultavan la nostra terra e la gente nostra e noi pazienti, senza ridere e senza parlare come chi s’è fatto tutto quanto di marmo.

“Eravamo soliti a ciò; era la buona accoglienza di quei cani. Ma quella volta si andò oltre la misura. Uno ce n’era, che l’anima sua sia dannata in eterno, un vigliacco rinnegato che aveva un nome dei nostri e parlava come noi. E per farsi bello e mostrare la devozione sua a coloro che lo soffrivano, ci seguiva da presso ghignando e bestemmiando. Ma si era detto e si era fermato il patto di non udire. Però quella volta fu troppo. Angelo veniva ultimo fra noi. Camminava guardando la terra. A un tratto, ecco che il rinnegato gli si accosta, e dietro a lui c’erano i compari. Gli si accosta e gli dà un urtone tale che Angelo ci piomba addosso, sotto la spinta. I compari ridevano a burla. Allora Angelo si volge, ed apre il suo coltello. Ê un momento. Guarda, s’inchina, piomba addosso al rinnegato e l’ammazza. Gli altri si sbandano urlando, ma ritornano duplicati. S’ode gridare: “Morte! Morte!...„ E ci si fan sopra armati d’ogni arme. Angelo li affronta da solo. Lo vedo menar giù colpi su colpi. Non si difende, tempesta. E non lo toccano. Hanno paura di lui. È un miracolo. Titta-Nanni mi grida: — Vardè, pare, el leon de San Marco! — Alzo gli occhi. È là.... sul muro, sopra la sua testa. Mi pare sia la salvezza, ma in quel punto un turco gli si accosta di fianco e gli spara. Lo vedo levarsi con la faccia insanguinata e morire.„

Trascorse un silenzio d’angoscia in cui il respiro del vecchio si udì più forte.