— Da quell’ora — riprese — ho sempre qua dentro le parole del Signore: — Avanti che il gallo canti due volte, tu mi rinnegherai tre volte. — E lo rinnegammo tre volte, per salvarci. Iddio ci perdoni!

Detto questo, si rivolse con la faccia contro il mare, e si mise a piangere.

*

E la tartana dalla vela nera portò con sè il cuore di tutti i navigatori dell’estuario; il desiderio di un’antica razza tenace che venera la memoria della grandezza passata come una sacra sindone. Poichè non v’è uomo di mare, fra le foci del Po e le foci del Tagliamento, il quale non ricordi.

Come la terra fu in vista, Paròn Zorzi chiamò i figliuoli suoi sopra coperta e disse loro:

— Figliuoli, preparatevi; ora dobbiamo esser forti. E se dobbiamo morire moriremo, ma a bordo non si ritorna a mani vuote.

E la cosa piacque ai giovani adusti. Poi chiamò il mozzo e il murrachin e disse loro:

— Voi starete a guardia della tartana fin che non torneremo.

Ora la terra si avvicinava sempre più, nera ed uniforme. Era la notte. Appena si intravvedevano i dorsi delle montagne altissime. Avevano doppiato Corfù, navigavano lungo l’aspra costa che si svolge tra Parga e Prevesa. Erano più presso a quest’ultima. E non appariva alcun lume nè dal mare nè dalla terra; solo, lontanissimamente, forse sul dorso di una montagna, un’esigua fiamma appariva e dispariva come se fosse in via verso i sentieri altissimi. Il mare era quieto. Dalla prossima città non giungeva nè luce nè suono. Gli uomini vegliavano protesi dai bordi sull’ombra. Il murrachin s’era inerpicato fra le corde fino alla cima dell’albero maestro e di lassù scrutava lo spazio.

Che vidistu? — gli gridò Paròn Zorzi.