— Niente! — rispose il fanciullo.
S’udiva già il rompersi del mare alla spiaggia. E i quattro fratelli cercavano un bagliore per l’oscurità, perchè non era possibile che in tutta Prevesa non fosse una sola luce.
— Ciò, i la ga spianada!... No ghe resta niente! — mormorò Titta-Nane.
Gli altri non fiatarono. Ora la tartana piegava obliquamente verso un punto della riva.
La notte era senza nubi, ma oscura; propizia a quel discendere furtivo. Paròn Zorzi non ebbe incertezze su la scelta dell’approdo; conosceva le coste dell’Epiro come le bocche del Lido. Le scolte furono sciolte, le vele si allentarono e l’àncora fu gettata. La tartana si arrestò ondulando. Allora gli uomini discesero sotto coperta, ne ritornarono armati e, ad uno ad uno, si calarono giù dal bordo, nel mare. Dovevano attraversare un breve tratto con l’acqua alla cintola. Tennero il fucile alto sul capo e procedettero finchè si persero nell’oscurità.
Quando furon dileguati Toni discese dall’albero della maestra. Gugùll era ritto sulla prora e non gli pose mente. Allora il fanciullo scivolò presso il bordo e scomparve a sua volta.
E i navigatori camminarono per le note vie e tutto era deserto. Mute le rare case, vuoti i sentieri impervi. La strada era lunga. Dovevano superare un colle, discendere dall’altra banda per evitare la città. Andarono l’un dietro l’altro, incurvi, con piedi d’ombra nella gran notte. I loro occhi si affissavano immobili a scrutar la tenebra.
A un tratto un cane uggiolò, abbaiò furiosamente dalla strada percorsa. Si fermarono perplessi, rivolgendosi. Udirono come se qualcuno si rimovesse dietro loro e già stavano per spianare i fucili quando tutto tacque. Solo si udì un bussa di piedi nudi sulla nuda terra, il ritmo di una corsa affannosa.
Titta-Nane si acquattò dietro un cespuglio e attese; ma anche quel suono dileguò e non si udì più nulla su la terra misteriosa.
Proseguirono. Paròn Zorzi volle esser primo. Gli fu obbedito. Andarono per l’aspro colle come salissero verso gli astri, nel profondo. E quando furono sulla cima, si fermarono. Sotto di loro era la città e il porto, ma ancora non videro un chiarore. Tutto era affondato nell’ombra più densa, sotto la faccia della notte. Che nascondeva mai quell’oscurità? L’agguato o la rovina? Poco importava. Essi dovevano giungere al luogo prefisso.