I fumi delle vivande e del vino rendono la conversazione vivace, lo spirito pronto, l'animo espansivo ed allegro. Quell'agape fortunata fu lieta dal principio alla fine, ed io me ne ricordo i più minuti particolari, perchè segna nella mia vita un punto memorabile.
Quel giorno, cadendomi un velo dagli occhi, ho potuto scoprire ciò che prima m'era sempre sfuggito alla vista.
Conversando con l'Agata m'avvidi per la prima volta che la bionda fanciulla aveva lo sguardo d'una soavità affascinante, una luce viva illuminava la sua pupilla, azzurra e profonda come le acque d'un lago. Sentivo dentro di me la sublime emozione del cieco che ritrova la vista, l'entusiasmo di Colombo davanti una terra ignota, la soddisfazione di Galileo che scopre i tesori del cielo.
La fede illumina i credenti, io mi sentivo convertito all'adorazione... delle donne bionde! Come mai non avevo ancora veduto quelle fossette impresse dalle Grazie su quella pelle di roseo candore? Come mai m'erano sfuggiti all'ammirazione quei lineamenti delicati, quella mobilità del volto che indica tutti i moti dell'animo? Come mai non ero rimasto colpito da quel raggio penetrante che brillava nel suo sguardo?... Come potevo guardarla senza vederla, avvicinarmi a lei senza provare quel senso arcano che rivela la bellezza, sfiorare le sue vesti senza sentire un fremito al contatto della sua persona?... Misteri del magnetismo e dell'amore!... Forse le impressioni ricevute dagli occhi non sono che superficiali qualora un'immagine fissa nel cuore non permette l'ingresso a nuovi oggetti; o forse le emanazioni dell'animo offuscano la vista, come i vapori appannano i vetri?... Fatto sta che nelle mie lunghe conversazioni con l'Agata io non aveva veduto i pregi di lei, e m'era sfuggita la bellezza di quegli occhi, che finalmente mi si rivelava con grata sorpresa.
Così senza aspettare gli aliti primaverili, proprio nel mezzo del verno, il mio cuore si schiudeva in serra calda, come una pianta forzata ad arte, come la semente dei bachi messa a prova, e da tale schiudimento nasceva un nuovo amore... quel tale antropofago destinato a mangiare il suo simile... già quasi morto di fame.
Passai qualche ora deliziosa e troppo rapida, in adorazione davanti alla mia scoperta, chiudendo dentro di me le sensazioni e i pensieri tumultuosi che succedevano ai loro antecessori, coll'inevitabile scompiglio d'un cambiamento di guarigione; e prima d'incominciare una nuova lotta sentivo il bisogno di riorganizzare la truppa.
I nostri dialoghi sulle cose più comuni mi giovarono ad apparecchiare il terreno, e furono come una prefazione in prosa davanti un nuovo volume di poesia.
Parlando degli incomodi della stagione, l'Agata mi domandò:
— Come passate le sere di queste lunghe notti d'inverno?
— Nel tedio della solitudine, — io risposi, — solo col mio cane!...