— E dove trovate i libri?..

— A Milano, a Firenze, a Torino, a Parigi. Ritornata dal collegio, ove una direttrice intelligente mi aveva fatto intendere che alla scuola s'impara soltanto a studiare, ma che in casa bisogna completare l'istruzione con una scelta lettura, ho voluto che mio padre mi promettesse d'introdurre nel bilancio domestico una somma annua per il pane intellettuale, necessario quanto il pane di farina. A che cosa serve la scuola, se l'educazione non continua? Forse che nei pochi anni di studio s'impara lo scibile? S'imparano appena appena gli elementi delle scienze più necessarie. Dunque la lettura è il complemento indispensabile d'una buona educazione, ed è strano che ogni famiglia non spenda ogni anno nei libri una somma proporzionata alle sue rendite. Eppure queste idee così naturali sembrarono strane a mio padre, che non aveva mai provato il bisogno di acquistare un libro, e leggeva appena un cattivo giornale... e il lunario. Essendo figlia unica e amata dai miei genitori più che non merito, mio padre accondiscese alla mia domanda, chiese ai librai i loro cataloghi, ed ogni mese acquistiamo le novità che c'interessano. Mio padre mi diceva l'altro giorno, che adesso gli sembra impossibile d'aver potuto vivere tanti anni senza libri, e senza sentirne il bisogno. La privazione dei libri sarebbe ora per lui il maggiore dei sagrifizii. La lettura serale forma la sua delizia, poi legge anche solo nella sua camera e sotto la pergola del giardino. Questo sistema è necessario per tutti, ma per chi abita la campagna è indispensabile quanto il lume a chi cammina di notte.

— Verissimo... avete sempre delle idee giuste che mi colpiscono... ed eccitano la mia ammirazione pel vostro buon senso, in età così giovanile. Ah! la lettura dei buoni libri, ecco la spiegazione dell'enigma. Ora non mi sorprenderò più udendo dalla vostra bocca opinioni, consigli, parole che non si possono intendere da certe donne mature, le quali dopo uscite di collegio non hanno letto che il giornale delle mode!... Così in un villaggio deserto voi siete più colta di molte signore cittadine, che vivono in società come i fiori in un mazzo, cioè senza sostanziale alimento, corolle variopinte sopra un fusto di fil di ferro, belle una sera al ballo e al teatro, poi all'indomani avvizzite.

Agata m'ascoltava senza falsa modestia, continuando a mostrarmi i piaceri e i vantaggi della lettura, ed eccitandomi a far parte del loro circolo delle letture serali.

— Verrò di certo, — le risposi con riconoscenza, — e sono sicuro che le notti di quest'inverno saranno per me più belle dei giorni estivi, più utili di qualunque altro studio, più care d'ogni diletto cittadino.

Mi ringraziò con uno sguardo grazioso; io corrisposi con uno sguardo affettuoso, lungo, eloquente. I nostri occhi si scontrarono, e rimasero qualche tempo come legati fra loro da una forza irresistibile.

Ed io, che in amore non conoscevo altro linguaggio che quello degli occhi, rimproveravo a me stesso di non aver mai saputo leggere, prima d'allora, in quelle vaghe pupille.

Era quasi mezzanotte quando uscii di casa Bruni colla Rosa e con Bitto.

Spirava una di quelle brezze che arrestano l'acqua delle cascate cambiandole in cristallo, eppure io non sentivo il freddo, tanto era elevata la temperatura del mio cuore.

Strada facendo la Rosa mi raccontò che Beppo stava meglio e lo aveva saputo dalla moglie di lui che era venuta durante il pranzo a prendersi un cesto apparecchiato dall'Agata, nel quale c'era del brodo, del pane, del manzo, del vino e dei dolciumi pei bimbi. Così anche il povero convalescente e la sua famiglia avranno celebrato lietamente il Natale: e i miei ospiti avevano resa completa la loro letizia con un atto benefico, non essendo che gli egoisti che possano godere del loro bene senza farne parte a chi manca di tutto. A compiere la felicità d'ogni animo bennato è necessaria la soddisfazione d'aver alleviate le pene degli infelici.