A quella buona giornata tenne dietro una notte tranquilla, e al mattino mi svegliai col dolce presagio di giorni migliori.

I miei scolari mi trovarono ilare, indulgente, e ne approfittarono subito mostrandosi indisciplinati e tumultuosi. Ma quando il cuore è contento anche le scabrosità sembrano liscie, e pare che sorridano perfino gli sberleffi.

Alla sera accorsi in casa Bruni, e ritornandovi ogni giorno non tardai ad acquistare la più cara abitudine. Se c'era gente io ne approfittava per conversare con l'Agata, se la famiglia era sola si faceva la lettura in comune.

Allora incominciai ad interessarmi a nuove ed importanti scoperte. E in primo luogo, osservando l'Agata quando rideva, vidi che schiudendo le labbra fresche come rose, mostrava due file di candidi denti, che mi parvero un portento della natura; quando un raggio di luce batteva sui suoi capelli si vedevano brillare dei riflessi dorati, come in un campo di spiche mature; quando alzava il libro per avvicinarsi alla lucerna le dita delle sue piccole mani parevano trasparenti, tanta era la delicatezza della sua pelle; quando s'alzava per prendere qualche oggetto, il suo corpo flessibile si piegava colla grazia d'un fiore agitato dalla brezza, e il suo piedino snello camminava con tale leggerezza che appena toccava il pavimento. Quando leggeva delle pagine commoventi, degli atti generosi, delle azioni che onorano l'umanità, tutti i muscoli del suo viso si atteggiavano alle emozioni dell'animo con tale espressione, che io deploravo di non essere fotografo per poter fissare sulla carta con una riproduzione istantanea quelle sfuggevoli oscillazioni dei suoi lineamenti.

Quale stupenda immagine dell'anima sensibile sotto quella pelle agitata da un delizioso movimento nervoso, da una contrazione di muscoli ravvivata da un lampo degli occhi, o stemperata in una lagrima!... Guardandola, io paragonava il suo viso a quei poemi che ci rivelano sempre nuove bellezze ad ogni lettura, e mi sorprendevo meno di non averla capita prima. Tornandomi poi alla mente tutto il suo contegno verso di me, la sua pietosa vigilanza, il buon senso, le virtù che ornavano il suo nobile carattere sotto il velo d'una apparente semplicità, lo spirito senza pretesa, l'umore uniforme e benevolo, io incominciavo a sentirmi preso da una seria ammirazione, da un affetto rispettoso, e andavo alimentando desiderii e speranze superiori alla mia povera condizione.

I Bruni non erano certo da paragonarsi ai Brisnago, non avevano nè milioni nè lusso; ma vivendo in campagna in agiata semplicità, con ordine ed economia, se la passavano egregiamente, e l'Agata, essendo figlia unica, assai bella, molto colta, e in pari tempo ottima massaia, aveva diritto di trovare un marito, se non superiore per ricchezza, almeno pari, e certo in posizione più elevata d'un povero maestro rurale, alloggiato per carità in casa d'uno zio canonico.

Questa volta il mio amore ragionava e faceva i suoi conti.

— Ahimè!... cattivo segno, — dirà taluno.

— Niente affatto... io rispondo.

L'amore fantastico a diciott'anni conduce alle stelle, l'amore ragionevole dopo i venti conduce al matrimonio. Sovente il primo non è che un sogno, un'orchidea che vegeta e fiorisce in aria, il secondo è un fatto positivo, che ha per legittima conseguenza la moltiplicazione della specie, ed entra nei dominii del realismo.