E un misero maestro rurale incaricato d'istruire gli ignoranti non deve ignorare che il suo meschino stipendio lo condanna al celibato perpetuo se non trova una moglie più ricca di lui, o che almeno si guadagni il pane. L'associazione della miseria gli viene interdetta dal buon senso, che lo consiglia a non accrescere il numero degli spiantati che ingombrano la terra per loro disgrazia e a grande noia e desolazione del corpo sociale.

Tali ragionamenti mi conducevano ad apparecchiare il mio avvenire con qualche criterio; e valutando la mia educazione come un fondo produttivo, la mia professione come una rendita, e mio zio canonico come un capitale messo a mutuo, mi pareva d'aver diritto d'esigere una dote corrispondente dalla moglie.

Ah, questa volta la mia speranza non era un'orchidea!... Io non aspiravo a voli pindarici, nè mi esponevo a precipizi. Deponevo la mia semente sulla terra e coltivandola secondo le norme dell'Ortolano dirozzato avevo motivo d'aspettarmi che germogliasse.

Che cosa nascerà?... io chiedeva a me stesso... una quercia o una carota?... Voglia il cielo salvarmi dalle risa sardoniche dei canonici.


XVIII.

Una sera, appoggiato al balcone della mia stanza, contemplavo la campagna, fantasticando sul nuovo amore e sulle nuove speranze, e pensavo all'oro dei suoi capelli, e, senza pregiudizio della passione, anche all'oro della borsa del babbo, che accompagnato ai pregi materiali e morali della figliuola poteva comporre una famigliuola felice. Mi compiacevo nell'idea d'essere finalmente riuscito a mettere d'accordo il cuore e la ragione, quando vidi passare da lontano i coniugi Bruni senza la figlia. — L'Agata sarà sola in casa, pensai subito; prendiamo l'occasione pei capelli! E corsi difilato in casa Bruni. Infatti l'Agata era sola, ma non mi ricevette più nel salotto come soleva fare in passato, e invece mi trattenne in cucina con Martino e la Menica. O perchè dunque non mi riceveva più come le altre volte, coll'intimità di un fratello?... A tale domanda, che io facevo a me stesso, rispose subito la mia coscienza: Ecco, essa mi diceva, i tuoi sguardi amorosi le hanno rivelata la tua passione. Hai perduto i diritti acquisiti, per acquistarne altri, con altro titolo ed altre condizioni.

Il concittadino che diventa pretendente esce dalla legge, deve apparecchiarsi alla corona o all'esiglio e rinunziare alla vita comune.

Mi rassegnai al mio destino, e soddisfatto del suo onesto contegno, procurai d'apparecchiarmi.... alla corona.

Per fortuna, la Menica andava e veniva senza darsi pensiero dei nostri discorsi, Martino intendeva il senso delle parole assai meno di Bitto, chè il suo dizionario non aveva che poche pagine, e per lui tutto ciò che non era volgare era arabo. Poco dopo la Menica scomparve, Martino la seguì e restammo soli. Io mi sedetti al focolare, scaldandomi le mani, parlando di cose indifferenti, e guardando l'Agata con affettuosa attenzione, mentre essa in piedi raccoglieva i tizzoni colla molle, e disegnava dei geroglifici sulla cenere.