Come era bella!... le morbide treccie le cingevano la fronte serena, come un diadema; l'occhio limpido e profondo brillava d'una luce tranquilla fra i molli contorni del volto, che colla dolcezza del sorriso rivelava la soavità del sentire. Le movenze delle sue membra snelle e flessibili non accusavano artifizi, ma una naturale mollezza le rendeva eleganti.

Confrontando i pregi di lei colla mia tempra e colla riputazione di cervello balzano confermata dai miei stravizi, mi mancava affatto il coraggio di esprimerle colle parole quello che le avevo già detto cogli occhi.

Dopo qualche esitanza, pensai che prima d'espormi con una dichiarazione imprudente era meglio mi assicurassi della sua opinione sul mio conto, e tremando per la risposta, rivoltomi a lei con uno sguardo supplichevole, la interrogai in questi termini:

— Agata... ditemi francamente che cosa pensate di me....

— Che siete un galantuomo... quantunque un poco fantastico; un uomo intelligente, quantunque poco studioso... ecco tutto.

— Riconosco la vostra indulgenza... siete buona come siete bella, vorrei aprirvi il mio cuore... dirvi che mi foste sempre simpatica... ma che da qualche tempo questa simpatia minaccia di far progressi... e di trascinarmi... Infatti temo di perdere la vostra stima... non oso sperare... nè dirvi di più.

Essa alzando gli occhi, e guardandomi in faccia apertamente, mi incoraggiò con uno sguardo che voleva dire: — Vi amo!

Io le risposi con una di quelle occhiate che non lasciano dubbio, che si leggono a prima vista anche dagli analfabeti, e che significano chiaramente: — Vi adoro!

I nostri occhi scambiarono lungamente i loro raggi, fino a tanto che io mi sentii affascinato da quella luce; essa abbassò le pupille facendosi rossa come una bella rosa di maggio. Allora, esaltato dall'entusiasmo, esclamai:

— Agata... vi ringrazio... ora sono felice!