Sorrise graziosamente, rinnovò la dolce espressione degli occhi, e mi disse:
— Come siete esperto nella conoscenza del linguaggio arcano dell'anima!... lo avete dunque studiato lungamente?...
— Domanda insidiosa!... — io soggiunsi. — Risponderò sinceramente a suo tempo, ma ora m'interessa di più conchiudere la quistione che mi tiene sospeso tra la vita e la morte. Ditemi, ve ne prego: quando io ho tradotto nel linguaggio volgare l'espressione dei vostri occhi, mi sono ingannato?...
— Siete un traduttore traditore, — mi rispose ridendo.
— Ma vivaddio!... vi costa dunque tanto una spiegazione sincera? temete forse di qualche cosa?...
— Avete indovinato anche questa volta. Sì, temo mille cose. Vi sono parole che dette una volta segnano il destino della vita, e non si possono pronunziare senza esitanza. Bisogna pensarci seriamente; da una sillaba dipende talvolta la nostra sorte: sì o no, possono significare talvolta una lunga serie d'anni felici o dolorosi, è il dado gettato che decide delle gioie o delle sventure non d'una persona, ma d'una famiglia e forse d'una lunga generazione! Bisogna pensarci seriamente.
— Ma il cuore?...
— Ah il cuore!... ebbene è appunto il cuore leggiero che più pesa gravemente su tutto e su tutti!... È il cuore leggiero che si lascia trascinare troppo facilmente dalle sue inclinazioni subitanee, senza dar tempo alla mente di ponderarle, che poi trascina alle gemonie i suoi seguaci, e li precipita con sè stesso negli abissi di sventure che fanno della vita domestica un inferno... macchiano d'infamia i nomi più onorati... e talvolta spingono alla disperazione e al delitto!... Vi par facile a voi dire sì o no sulla strada da seguire nel pellegrinaggio terreno; eppure è la decisione più grave della vita!...
— Ma l'amore è cieco, — io osservai.
— Bisogna guarirlo, — mi rispose.