— Oh sta a vedere, — io soggiunsi, — che voi proponete di mandar l'amore in un istituto oftalmico, oppure all'istituto dei ciechi per fargli insegnare a leggere sulla scrittura in rilievo, e imparare un mestiere.
— Sicuro, l'amore moderno deve essere ragionevole, ponderato, prudente.
— Agata, — io esclamai, — per una ragazza siete troppo positiva.
— Vi piacerebbe meglio che fossi più fantastica?... più accessibile alle illusioni, più facile alle lusinghe... che cercassi l'uomo ideale?!...
— No, per carità, Agata... gli uomini e le donne ideali non si trovano che nei romanzi.
— Ebbene siamo dunque d'accordo: l'amore degli antichi non è più dei nostri tempi. Noi gli abbiamo tagliato le ali, è vero, ma lo abbiamo anche guarito dalla cecità. Ora egli va per la sua strada in costume moderno, e non è più pericoloso. Per questo ogni ragazza onesta può viaggiare sola e sicura attraverso l'Europa, frequentare le Università e le Accademie, rispettata da tutti. Anticamente non era così. Cupido si cacciava dovunque. Quel fanciullo colle ali e la benda agli occhi, munito d'arco, freccie e faretra, tirava a caso sui passanti, e metteva tutti in pericolo. Se lo vedete ancora ai nostri tempi raggirarsi nella società, penetrare di soppiatto nelle case coll'astuzia raffinata del contrabbandiere, dite pure francamente che è un malfattore... o un imbecille. E guai alle sue vittime!...
— Avete ragione... anche nelle affezioni bisogna dar luogo alla ragione, e mettere d'accordo il cuore e il buon senso. Io ho fatto anche questo, e offrendovi un amor cordiale e profondo, credo in pari tempo di potervi assicurare che ho consultato anche la ragione e le convenienze. A meno che voi e i vostri parenti non mi troviate troppo povero per aspirare alla vostra mano. Questo dubbio mi ritenne di manifestarvi prima d'ora la mia affezione.
— I miei genitori vi stimano e vi vogliono bene, e non intendono certo di vendermi al maggior offerente, ed io credo che veramente poveri non sieno che gli oziosi... e gl'ignoranti. Chi studia e lavora ed ha un buon capitale nel cervello, non è mai povero.
— Dunque voi non sarete contraria ai miei voti e non mi stimate indegno d'aspirare alla vostra mano?
— Solo una vaga apprensione mi arresta.... un timore indeterminato di pericoli ignoti.... di non bastare alla vostra felicità.... di non avere virtù sufficiente per fissare la vostra vita.... Ve lo confesso francamente: io non avrei la forza di sopravvivere al minimo disinganno.... Intendo offrire tutta me stessa a chi mi possa promettere altrettanto.... per la vita.... per l'eternità.... senza restrizione di sorta.... fino l'ultimo pensiero.... O tutto o niente!...