Basta avere una fortuna a questo mondo perchè gli oziosi e i malevoli si scaraventino contro di voi, vi facciano l'esame di coscienza come i giudici inquisitori, vi contino in tasca i quattrini, e vi taglino i panni indosso. Tutta invidia!... Nella pentola sociale bolle sempre l'antico intingolo delle streghe, composto di mille sozzure, ove si confondono i rospi coi serpenti, e tutte le carogne che appestano l'aria. Non c'è rimedio, bisogna lasciare che la pentola bolla senza coperchio, affinchè il vapore non si condensi e scoppii con grave pericolo.
Uguccione della Fagiuola, che era stato il primo a trascinarmi all'osteria e a mettermi in mano le carte, era il primo anche a denigrarmi ed a pungermi colla sua lingua di vipera. Egli sosteneva che tutti i canonici hanno dei nipoti che vengono rappresentati sulla cappa magna da quelle code nere che spiccano sulla pelle dell'ermellino, come tante macchie!... Colui ch'era stato il fomite principale de' miei stravizi diventava il propagatore più maligno delle contumelie. I malvagi sono sempre funesti; bisogna fuggire il loro contatto. Essi vivono nei siti uggiosi e nel fango come i funghi velenosi; e sono veramente i funghi sociali.
Uguccione coll'organo della chiesa scorticava le orecchie ai divoti, e coll'organo della sua voce cavava la pelle ai galantuomini. Esso rappresentava a perfezione la maldicenza con tutte le sue voci discordi ed abbominevoli. Invece il campanaro, venuto a cognizione del mio matrimonio, raddoppiò le sue riverenze, coll'intenzione di raddoppiare il suono dei sacri bronzi, il giorno delle nozze, a gloria ed onore degli sposi.... e della mancia che si aspettava in ricompensa del frastuono col quale assordava il paese. Esso era l'avidità in persona.
Ugolino Gonzaga si struggeva di rancore, vedendo un maestruncolo del villaggio salire più in alto di lui, che credeva di rappresentare la scienza medica colla scatola delle pillole, e non poteva rassegnarsi che il sillabario avesse soperchiato la terapeutica. Esso faceva la parte dell'invidia. Il medico censurava il possidente più ricco del paese che scendeva a stringersi in parentela con un orfano sprovveduto di censo, quando avrebbe potuto maritare la figlia a un signore.
Insomma la maldicenza, l'avidità, l'invidia, la superbia serpeggiavano nel piccolo villaggio, unitamente all'ignoranza e ai pregiudizii che ne formavano il fondo.
Nauseato di tante ciarle volgari, irritato da tante calunnie, inasprito da così malevoli insinuazioni accolte da una ciurmaglia d'idioti, io esclamava:
— La natura è bella al villaggio, ma sarebbe più gioconda se si potesse distruggere la razza malvagia degli abitanti!...
Poi ritornato in calma, e moderato dalla ragione e dal cuore, riprendevo:
— Distruggerla moralmente, come si distrugge l'ignoranza, col mezzo dell'educazione, trasformando quegli animali selvaggi in uomini ragionevoli, onesti e civili.