— È giusto.... — disse il parroco don Vincenzo Liserio.
— Ed Uguccione della Fagiuola, — soggiunse il dottore, — è un imbecille!...
— Verissimo! — esclamò Tobia.
— Ma ciò che toglie all'azione ogni dignità, ciò che fa cadere il fatto principale a livello degli intrecci comici di Pulcinella, si è la balordaggine del protagonista che non s'avvede d'essere tradito dalla moglie....
La signora Pasquetta diventò pallida, il farmacista si fece rosso, il pubblico non osava fiatare, e il dottore imperturbabile proseguì:
— Per me dichiaro apertamente che Lucchino Visconti non merita gli onori della tragedia, la quale non deve occuparsi che degli eroi... o degli scellerati, e lasciar da banda i minchioni. L'eroe, tradito nell'onore, immerge la spada fino all'elsa nel cuore dei traditori!...
La signora Pasquetta diede un guizzo dal raccapriccio, ma uno sguardo rassicurante del farmacista parve calmarla.... Il pubblico rideva sempre di più.
— Avete ragione di ridere, — continuava il dottore, — i mariti ignoranti non sono fatti per la tragedia, ma per la commedia. Lucchino è una vittima come se ne vedono tante! La moglie infedele lo rende ridicolo facendolo morire nel suo letto per mezzo di un farmacista, dopo d'avergli gettato nel fango la corona ducale, e d'avergli messo sulla testa la corona... del martire!...
A questo punto le risa sbardellate divennero convulse, non si sentivano che gemiti e guaiti, pareva che subissasse la camera, anzi la casa; la mimica che accompagnò le ultime parole del dottore era riuscita irresistibile. Bisognava ridere o morire.
Il critico ebbe un successo molto superiore a quello ottenuto dal tragico; così alla tragedia promessa era succeduta una farsa impreveduta, e lo spettacolo fu completo.