Il dottore assaporava il successo con ebbrezza, vedeva in lui l'uomo felice, e a chi gli faceva degli elogi, egli rispondeva:
— Ecco, io son fatto così!... non ho riguardi per nessuno... a chi tocca tocca... io intendo la critica in questo modo... tanto peggio per le vittime... non c'è merito... la franchezza del mio carattere è un dono di natura.
Così finì allegramente quella serata, con grandissima soddisfazione degli intervenuti, e specialmente del dottore, che ritornandosene a casa a braccetto della moglie, gongolava del suo trionfo e ripeteva al farmacista che li accompagnava:
— Dite la verità, Gaspare, vi pare che io abbia sfoderato dello spirito?... Non voglio adulazioni, ma dovete confessare che ero in vena. È inutile, ci vogliono delle occasioni favorevoli per farsi conoscere. Io era nato per il fôro e la tribuna!... sarebbe la mia passione demolire gli avversari. Povero Lucchino Visconti, l'ho polverizzato!... Ma è un fatto positivo: il tempo delle tragedie è finito!...
All'indomani, entrando in casa Bruni, il signor Nicola mi venne incontro dicendomi:
— Ti prego per carità di non venirmi più a leggere delle tragedie, se non vuoi farmi morire dal ridere... mio Dio! Dopo iersera mi duole ancora la milza!...
Io corsi dall'Agata per sentire il suo parere, essendomi stato impossibile di chiederglielo la sera antecedente.
— Avrei due cose da dirti in proposito, — mi rispose, — ma non posso dirtene che una sola.
— Bene, intanto sentiamo questa.
— Tu sei l'autore della tragedia.