La parola franca ed onesta di quell'uomo dabbene fece svanire intieramente il sogno de' miei trionfi e della fortuna chimerica che aveva illuso la mia gioventù, e risparmiò al pubblico dei teatri quelle noie alle quali è condannato sovente dalla caparbietà dei mediocri, che, prendendo per genio la loro boria, si ostinano a voli ripetuti, i quali finiscono in vergognose cadute.

Icari della scena, colle ali saldate a cera, e che, per uscire dal labirinto sociale, vanno a cadere nel mare drammatico; gente cui torna più caro un biasimo che la classifica fra le persone in marsina, di un elogio che la metta colle giacchette; vogliono essere piuttosto autori seccanti e fischiati che onesti pizzicagnoli: aristocrazia della democrazia!...

Ma non si deve disputare dei gusti.

Io invece ringraziai il capocomico con pari sincerità della sua, ed ho avuto mille occasioni di benedirlo. Senza la sua leale franchezza, chi sa di quanti piaceri mi sarei privato nella vita, di quanti ameni passeggi mattinali pei campi, di quante buone letture sul canapè!... per abortire qualche sconcia tragedia, o qualche dramma turpe e sonnifero! — Benedetto il capocomico che mi ha aperto gli occhi, tenendomi abbassato il sipario.

Cadutomi il velo che mi offuscava la vista e riconosciuto l'acume che avea guidato l'Agata nel suo giudizio, le confessai francamente la colpevole diffidenza che mi spinse al nuovo tentativo; manifestandole in pari tempo l'effetto ottenuto e chiedendole scusa del mio stolto orgoglio, le giurai che la mia prima tragedia sarebbe stata anche l'ultima.

— Ho tracannato un fiasco solenne!... — le dissi, — e ne sono morto. I fiaschetti ubbriacano, i fiasconi uccidono addirittura. Se almeno mi fossi contentato del tuo giudizio!... ma la vanità si ribella alle critiche sincere e benevole; l'orgoglioso si ostina a credersi un destriero, fino a che un giudice competente gli dica chiaro: sei un ciuco!... Ho avuto torto! e ti ringrazio della tua sincerità....

— Ho preferito il coraggio di dirti il vero, quantunque amaro, alla viltà d'una menzogna, — essa mi rispose; e dopo breve pausa, riprese: — ho sempre pensato che questa deve essere la norma costante di coloro che vogliono vivere insieme onestamente, formando una famiglia proba e leale fino allo scrupolo... Del resto, — essa aggiunse, — se ti manca l'attitudine a scrivere pel teatro, ti confesso alla mia volta che non ne sono troppo dolente, e mi pare, da quello che ne dicono i libri e i giornali, che dietro le scene non si tenga scuola di morale, e piuttosto si celino dei pericoli per la pace delle famiglie, che è miglior cosa evitare.

— Saresti forse gelosa?

— Sì.... sono molta gelosa, te lo dichiaro. Chi non teme non ama. Non ambisco se non a ciò che ho diritto d'ottenere, ma non ammetto restrizioni ai miei diritti: ad un affetto leale e santo esigo condizioni pari. Le doppiezze e l'inganno nella vita domestica mi paiono delitti; il giorno in cui il cuore vacilla è meglio dirlo francamente, e dividersi subito: preferisco la più atroce lacerazione all'onta d'una finta carezza; la morte non mi fa paura, ma l'oltraggio si!... — Tutto o niente!... ecco il mio motto... se non sai custodire il pensiero... siamo ancora in tempo... puoi scegliere altrove altra moglie.

Le baciai la mano con effusione d'affetto, dicendole: