— Ti prometto sull'onore che divido perfettamente le tue idee su questo punto. Ho sempre detestato ogni inganno, ma nel matrimonio lo trovo obbrobrioso. Se il cuore esce di casa, uscite con lui... ma uccidere col ridicolo chi porta il vostro nome, è peggio che uccidere col coltello.... No, mai... te lo giuro: sarò fedele per la vita.... e caso mai.... caso impossibile.... ma lo noto per rassicurarti.... caso mai non mi sentissi più degno di te.... non mi vedrai più!... saprò scomparire dalla terra.... Non ti domando nemmeno se il tuo cuore sarà costante....
— Il mio cuore!... è tuo per sempre....
— E pel tuo amore io rinunzio a tutto!...
— No, questa sarebbe un'ingiusta pretesa, — soggiunse, — e non l'accetto. Se hai un'attitudine qualunque che possa renderti utile alla società e alla famiglia, non posso che incoraggiarla, e desiderarti la migliore riuscita. La buona moglie divide col marito le pene e gli onori. Studia, lavora, e se ti senti inclinato alle lettere, scrivi dei libri.
— Veramente non ne sento proprio il bisogno. I clamorosi successi del teatro mi sorridevano con abbagliante prestigio. Mi elettrizzavo all'idea della folla plaudente in massa, e vedevo in sogno delizioso il bagliore delle faci, lo splendore delle gemme e dei fiori sulle donne eleganti, commosse alle mie parole. Dopo il trionfo, la fama porta il nome dell'autore da un capo all'altro del paese e racconta a tutti quella notte di entusiasmo che fece palpitare il cuore di mille persone, raccolte e frementi davanti la scena.
— Il libro non mi presenta tali attrattive. Dopo le lunghe fatiche che costa la sua composizione, esso si presenta modestamente nelle vetrine dei librai, confuso co' suoi confratelli di tutti i colori, taluno anche più vistoso di lui. La folla passa, e non se ne cura. Chi lo guarda il povero libro?... qualche raro letterato con pochi soldi in saccoccia, che esamina le novità, e che vorrebbe anche comperarne taluna, se lo stomaco non fosse più esigente del cervello, e il trattore più indispensabile del libraio. Il giornalista non parla che degli amici, il critico volgare non esamina che i libri che gli vengono offerti in dono, l'artigiano vuol leggere a macca, e trova nelle biblioteche popolari, come nelle cucine economiche, da saziare la fame.
Il ricco ha altro per la testa! il lusso dei libri è l'ultimo della casa; esso vien dopo gli arredi, la cucina e la stalla, meno le eccezioni delle famiglie veramente distinte per solida e completa educazione, che sono tanto rare. Come farà dunque il povero libro a farsi largo tra la folla, a farsi conoscere, ad entrare nelle famiglie, e cadere sul tavolo degli sfaccendati, a penetrare nello studio del marito e nel salotto della dama?... Ci vuol altro!... è una lotteria; per essere fortunati, bisogna avere un buon numero; ma molti sono i chiamati e pochi gli eletti.
Intanto i nuovi volumi cadono come valanghe sul dorso del povero libro in aspettativa, e il libraio, costretto di far posto ai nuovi venuti, lo relega negli ultimi scaffali della bottega, all'ombra, sotto la polvere e le ragnatele, ove non uscirà dalla nicchia se non per mano d'un modesto bibliofilo, che si contenta di conservarlo intonso nelle sue collezioni; o per bocca d'un ardito sorcio che lo riduce in frantumi.
In conclusione, se la scena m'invitava alle sue lotte, la vita solitaria del libro mi spaventa. Ce ne sono anche troppi, e non so a che cosa potrà un giorno servire tanta carta imbrattata d'inchiostro. Bando dunque anche ai libri.... cioè ai miei libri!...
— Hai torto di preferire la vampa alla cinigia. Essa è luminosa come una meteora, ma abbaglia più che non riscaldi, è una baldoria che presto passa, scottando gl'imprudenti, e non lasciando talvolta che l'impressione del fumo.... e dopo la sua scomparsa l'aria sembra più fredda di prima....