Al contrario la cinigia, più modesta, non abbaglia, è vero, ma non nuoce, nè incomoda, e col blando calore, riscalda lungamente.... Con ciò intendo dire che il trionfo d'un dramma può essere clamoroso, ma effimero. Talvolta un'arte sottile lo impone alla folla che cerca forti emozioni, ma il suo rapido effetto non dura. I lumi non sono ancora spenti, la folla plaudente non è ancora dispersa, e già nuovi pensieri la occupano, nuove correnti la travolgono, nuovi piaceri la chiamano. Del dramma non resta altro che una debole memoria, misurata alla stregua d'un'ora perduta.
Il libro invece non fa tanto chiasso, anzi fugge dai luoghi clamorosi, ma, modesto e tranquillo, va a trovare chi lo accoglie come un amico. Esso racconta, istruisce, diverte, riposa dalle gravi fatiche del giorno, fa dimenticare le lunghe sere del verno alla famiglia raccolta, consola il solitario e il derelitto, riempie gradevolmente le notti insonni, distrae l'ammalato da' suoi dolori, il convalescente dalla noia, porta fuori del carcere il prigioniero, fa sopportare al soldato il tedio della vita di guarnigione, al viaggiatore gl'incomodi del viaggio, alle donne la vita casalinga! Onorato dalle lagrime, dai sorrisi, dalla simpatia dei suoi amici, il libro li accompagna dovunque, e sovente riposa con loro sotto al capezzale. Le impressioni che produce, essendo più prolungate, sono maggiormente durevoli di quelle del dramma, e se ha saputo meritarsi la nostra stima e la nostra riconoscenza per le buone ore che ci ha fatte passare, vien legato in pelle con fregi d'oro come un gioiello, e conservato con cura. Finalmente, il libro rappresenta l'autore che sopravvive a sè stesso; è una parte della sua anima che rimane sulla terra dopo la morte, è il suo pensiero che vola attraverso i tempi, e manifesta ai venturi una voce del passato!
Daniele, essa concluse, dovresti fare un buon libro.
— Preferisco, — io risposi, — passare la vita in pace al tuo fianco, lavorare per la famiglia, contento di sopravvivere nei figli, e di rivivere nell'eternità indiviso dalla mia compagna.
— Così, — ella mi disse, — potrai un giorno servir di modello a qualche autore che voglia descrivere il tipo d'un marito perfetto.
— Non c'è pericolo!... non si scrivono che le vite degli uomini illustri.... e quelle dei bricconi.
— Se fosse possibile scrivere la vita d'ogni persona, io credo che molti terrebbero una diversa condotta, per non passare alla posterità come cattivi arnesi.
— Non lo credo. La pubblicità delle cause celebri non ha impedito un solo assassinio. In quanto al gusto dei lettori, è positivo che le gesta degli assassini vengono sempre preferite a quelle dei galantuomini, e lette col più vivo interesse. Nella vita sociale il galantuomo è stimato, ma in letteratura riesce noioso. Io sono convinto che la vita veramente felice d'un uomo possa raccontarsi in una mezza pagina, in istile epigrafico o telegrafico. Si dicono fortunate quelle nazioni che non hanno storia; io credo parimente fortunate quelle famiglie che non hanno romanzi.... o avventure romanzesche.
— È ben vero!... il turbinìo delle passioni mi spaventa.... mi piace meglio l'idillio....
— È un genere falso, ma molte volte è preferibile al vero. Non ti ricordi la nostra lettura sulla rivoluzione francese? Le scene pastorali di Trianon erano false e mi piacevano tanto!... Maria Antonietta, vestita da pastorella, distribuiva il latte delle sue cascine, pescava nello stagno, leggeva sotto l'ombre profumate del parco fra i figli e il marito... una regina che preferisce la vita rustica agli splendori del trono!... è falso!... ma a me piaceva quella falsità. La prigione, gli insulti d'una plebe selvaggia, i processi, il patibolo... furono veri... e mi fecero raccapriccio.