Esso evitava di parlarmi della contessa Savina.
Ma di che cosa aveva paura!... il mio prossimo matrimonio doveva rassicurarlo pienamente. Qualunque notizia m'avrebbe trovato indifferente; invece il suo silenzio provocava i miei sospetti e mi faceva fantasticare.
Finalmente lo zio essendo partito pei bagni di Bormio senza rompere il silenzio su tale soggetto, il mio umore se ne risentì, mi parve una ingiusta diffidenza, me ne crucciai fortemente, e per qualche giorno mi fu impossibile di nascondere l'uggia all'occhio chiaroveggente dell'Agata.
Dovetti giustificarmi con pretesti che vennero accolti freddamente, senza fiducia; ed ecco come un semplice vapore, sollevato dal fondo d'una palude, s'innalza a poco a poco e diventa una nuvola capace d'oscurare anche il sole, se non spira qualche brezza che la disperda.
Le dolci parole della mia fidanzata fecero l'ufficio della brezza: in breve tempo dispersero ogni vapore, e l'animo ritornò sereno e illuminato della luce benefica de' suoi sguardi.
Avendo dato termine anche in quell'anno alla scuola, e messo all'ordine ogni cosa, al ritorno dello zio venne fissato il giorno delle nozze.
Agata manifestò il desiderio di partire dal villaggio appena compiuta la cerimonia, per apparecchiarsi con qualche giorno di raccoglimento alla nuova vita. I parenti approvarono tale divisamento, mio zio ci propose un viaggio in Toscana, perchè non mi venisse l'idea di condurre la sposa a Milano. Io propendeva per Venezia. Le mie letture m'avevano affascinato, io vedevo quella città di marmo sulla laguna, coronata di cupole, cinta di navi, adorna di monumenti insigni. Pensavo alla bruna gondoletta che mi avrebbe condotto colla sposa attraverso quei canali misteriosi, davanti quelle basiliche e quei musei, ove quattordici secoli d'indipendenza e di gloria lasciarono traccie immortali. Sognavo la voluttà di quelle notti rischiarate dalla luna riflessa dalle onde, sentivo l'eco lontano delle serenate, immaginavo le gite sul mare, e il mio cuore palpitava d'ammirazione....
Ma la scelta spettava di pieno diritto alla sposa. Senza esitare un solo istante essa scelse la Svizzera.
La mattina del giorno solenne apersi per tempo la finestra dopo una notte insonne, e respirai con voluttà l'aria refrigerante dell'aurora. Era un bel giorno d'autunno, e mi pareva strano che tutti non celebrassero la mia festa. I pastori uscivano al pascolo col gregge, il belato delle pecore risuonava nella valle, unitamente al tintinnìo dei campanacci delle capre.
Le povere donne colla gerla sulle spalle salivano ai monti, l'operaio si metteva al lavoro, tutti seguivano le loro abitudini quotidiane.