Le abitudini non cambiavano che per me solo, io incominciavo una nuova vita.
Indossati gli abiti da sposo, corsi in casa Bruni. Agata era pronta; il pallore del suo volto, il languore de' suoi occhi, l'aspetto esitante raddoppiavano la sua bellezza. Il velo nuziale, assicurato ai capelli da qualche fiorellino d'arancio, le scendeva sulla candida veste, avvolgendo l'elegante persona. Il suo sguardo, inumidito da una lagrima, chiedeva pietà e tenerezza. Le baciai la mano tremante, col rispetto con cui da fanciullo baciavo la Madonna. Essa, trattomi nel vano d'una finestra, mi mostrò la medaglia di mia madre che teneva sul seno, dicendomi con tremula voce:
— Essa ci accompagna... quando saremo davanti l'altare, tua madre ci guarderà dal cielo... Daniele!... preghiamola insieme che ci benedica.
I miei occhi si gonfiarono di lagrime.
Di quel giorno non ricordo con precisione che quel momento. So che in chiesa mi pareva di vedere mia madre fra gli angeli, e pregai l'Essere Supremo di purificare la mia anima, e di rendermi degno della sposa che il cielo mi aveva destinata. Poi non mi rammento più nulla.
Alla nostra partenza le lagrime e i singhiozzi di tutti ci accompagnarono; i parenti non potevano distaccarsi dalla figlia; mio zio, impaziente, coll'orologio alla mano, ci dava premura, dicendoci che la vettura ci aspettava da un pezzo, che l'ora si faceva tarda, che non era prudente trovarsi fra le montagne di notte, e parve felice quando, entrati in carrozza, chiuse lo sportello, accennando al cocchiere di partire, e salutandoci colla mano e colle benedizioni del cielo.
Dalla Valtellina, attraversando lo Spluga, entrammo nel Cantone dei Grigioni. Agata piangeva, io cercava di consolarla senza impedire le sue lagrime, sfogo necessario del dolore che provava lasciando i genitori e la casa paterna, ove aveva vissuto fino allora felice. Guardando attraverso lo sportello, io non vedeva che squallide rupi pendenti minacciose sul nostro capo, e precipizi spaventosi ai nostri piedi.
Incominciavo la vita matrimoniale fra gli orrori di nude e brulle giogaie, trascinato a gran fatica da cavalli ansanti che salivano l'ardua montagna.
Io mettevo le Alpi fra il celibato e il matrimonio, deciso di difendere con vigore il mio nuovo stato dalle invasioni dell'antico. Ahimè!... io pensava, le Alpi non furono riparo sufficiente alla patria contro gli stranieri, potranno esse salvarmi dalle insidie delle passioni che assalgono l'anima umana?... In ogni caso sono deciso a vincere o morire, piuttosto di darmi prigioniero al nemico. La leggiadria che spirava da tutta la persona della mia sposa convalidava i miei santi propositi.
Chi ha viaggiato nelle regioni pastorali della Svizzera con una donna adorata al fianco crederà facilmente alla sincerità delle mie risoluzioni e all'entusiasmo della mia luna di miele.