Le aride montagne e i torrenti hanno un termine anche nella Svizzera... come le lagrime sul ciglio delle spose. Allora si rivede il sole. Varcata l'ultima gola, spariscono le roccie ferrigne, le nevi perpetue e i ghiacci eterni, e si scoprono le vallate ridenti di verdura, irrigate da limpidi ruscelli, sparse di casolari, circondate da boschi, popolate d'armenti vaganti sui pingui pascoli.

Nei deliziosi pellegrinaggi pei monti e per le valli, la natura alpina lussureggiante eccitava la nostra ammirazione fino all'entusiasmo. Quando un sito incantevole ci attirava gli sguardi, volevamo raggiungerlo ad ogni costo, « quali colombe dal desio chiamate, » si saliva, e si arrivava trafelati, ma contenti, alla meta. Seduti sull'erba al rezzo d'un antico albero scapigliato, in qualche sito aprico, davanti allo stupendo panorama delle Alpi, si dimenticava la vita mortale, si respirava in un etere superiore alle umane miserie, lo spazio ci appariva infinito come il firmamento, il tempo non aveva più misura, e il sole soltanto, scendendo dietro le rupi, ci annunziava la prossima fine d'un giorno felice, e ci avvertiva di ritornare fra gli uomini, per non smarrirci di notte tempo fra i precipizi.

Un giorno fra gli altri, uscimmo a passeggiare lungo la riva sinistra del lago di Zurigo. Graziose villette suburbane fiancheggiano la strada adorne di aristolochie, di bignonie, di glicini, che salgono sulle colonnette delle loggie, corrono sui ballatoi, circondano di festoni i terrazzini, e tappezzano i muri fino alle cornici. I giardini spiegano gran lusso di fiori in eleganti canestri che spiccano sul verde smeraldo dei prati e sul fondo cupo degli alberi, sotto alle cui ombre si perdono tortuosi sentieri.

Ammirando quelle dimore campestri, e le acque cerulee del lago, e le punte acuminate dei campanili sul fondo violetto delle montagne, e quelle gradazioni infinite di colori e di tinte armoniose, ci siamo allontanati assai dalla città e siam giunti stanchi, sfiniti, in un piccolo paesello che si specchiava nell'acqua.

Seduti sotto un rustico pergolato, che sorgeva davanti un'osteria, si fece colazione all'aperto, con cibi semplici, ma con appetito complicato.

Non si vedeva degli abitanti del villaggio che la nostra ostessa e il suo gatto, che faceva il chilo sopra un tavolo. Tuttavia ci parve che il luogo fosse ancora troppo popolato, e finita la refezione ci siamo allontanati per cercare la solitudine completa. L'abbiamo trovata sotto un salice piangente, in un angolo romito, ove l'acqua lambiva i ciottoli ai nostri piedi. Il sole era splendido, l'aria olezzante, la natura incantevole; il silenzio non era interrotto che dal lieve mormorio delle onde che si frangevano sulla riva, e dallo stormir delle foglie agitate dalla brezza. Gli uccelli svolazzavano sui cespugli vicini senza timore, pascolavano sui greti saltellando d'intorno, mandando qualche allegro garrito a mezza voce, mentre il capinero solfeggiava sugli alberi e l'allodola intuonava un a solo melodioso innalzandosi sull'orizzonte.

Le acque erano limpide come l'aria, azzurre come il cielo, dolcemente agitate come le anime che contemplavano quello spettacolo. Una sublime armonia univa i nostri sensi alla natura esterna; i nostri pensieri, la nostra anima rispondevano unisoni al creato. Non potevamo rompere quella malìa, nè abbandonare quel posto. Io manifestava alla mia giovane sposa la pienezza delle emozioni: essa mi rispose:

— Tu mi esprimi benissimo tutto quello che sente il tuo cuore e che pensa la tua mente; se la tua anima potesse custodire come un tesoro le impressioni di questo giorno, la mia felicità sarebbe assicurata....

E ritornando verso Zurigo, osservò:

La vita sarebbe troppo bella se potesse scorrere sempre così, a contemplare le meraviglie della natura, ad amare teneramente, ad essere amati ardentemente, davanti a questo lago, a questi monti in un'eterna verdura, senza nuvole, senza uragani, e senza inverno. Tuttavia si può essere felici anche in condizioni assai più semplici e modeste. La felicità nasce in noi, si espande nel mondo esterno, e lo abbella co' suoi raggi; ma la natura più splendida non ha il potere di riscaldare il nostro entusiasmo se la felicità si è spenta nel suo focolare. Il sorriso della natura fa oltraggio alle lagrime degli infelici, esso non può trovare ricambio che nelle anime soddisfatte, le quali però, quantunque predisposte favorevolmente ad ammirare gli spettacoli più sublimi, sanno anche contentarsi delle cose più schiette. Un breve angolo di terra abbellito dalle nostre mani può bastare alla felicità, se l'affezione costante ci conserva la serenità dell'anima. A tale patto si soffrono con rassegnazione anche le disgrazie; senza di ciò tornano vane tutte le delizie del mondo.