— Troppe donne!... — essa mi rispondeva, — troppe donne!... Rousseau fu un giovane leggiero... e divenne un vecchio pazzo. È sempre così!... ogni causa ha i suoi effetti: l'uomo non è altro che la continuazione del giovane, la vita è una catena, il primo anello trascina all'ultimo, le abitudini della vecchiaia sono la legittima conseguenza delle abitudini giovanili; il giovane è il fiore, il vecchio è il frutto; l'uomo rimane sempre quello che è: il serpe resta serpe, e così l'uccello; chi ha volato in gioventù continua a svolazzare fino alla fine!...

Dovetti tacere, e ripiegarmi sopra me stesso meditando sulla mia sorte.

Attraverso il Lago Maggiore, siamo passati a Como e arrestandoci qualche giorno in Tremezzina, andavamo vagando nei paesi più pittoreschi del Lario. La nostra vita era un sogno delizioso nel paradiso terrestre.

Finalmente il bisogno di riposo ci spingeva verso il nido, ed avendo annunziato il nostro ritorno, siamo giunti al villaggio una bella sera al tramonto del sole.

I parenti, che ci aspettavano sulla porta del Casino, si gettarono nelle nostre braccia, mentre Bitto, esaltato da parossismo di gioia, mugolava correndo su e giù per le scale, le stanze e la strada, saltando addosso ai passanti, ed entrando dai vicini con latrati convulsi per manifestare la sua immensa gioia del nostro felice ritorno. Poi si slanciava sopra di noi dimostrandoci in mille modi la sua irrefrenabile contentezza.

La Rosa mi raccontò che i primi giorni della nostra partenza egli rifiutava gli alimenti, vagava continuamente dal casino a casa Bruni, e sulla sera si gettava sulla soglia collo sguardo fisso dalla parte dalla quale eravamo partiti e ci aspettava tristamente mandando qualche gemito che faceva pietà.

Dopo il nostro arrivo non abbandonò più la casa all'ora del mezzogiorno; egli vedeva i suoi amici riuniti sotto un medesimo tetto, e viveva contento.

Quell'autunno fu impiegato dall'Agata a completare l'assetto del nostro nido, e a far lavorare la terra circostante, secondo i suoi disegni. Beppo, il povero emigrato, era guarito, e per dargli lavoro vicino alla sua famiglia, lo prendemmo a giornata, e veniva occupato tutto il giorno con Martino a saccheggiare gli orti e il giardino de' miei suoceri. Mia moglie voleva abbellire la nostra dimora con piante robuste che producessero pronto effetto, e prendeva quelle che aveva educate con tanta cura nella terra paterna. Era un viavai di carriole cariche d'alberi, di cespugli, di fiori, di terricci, di concime, di vasi e d'innaffiatoi, ed io stesso dovevo prestarmi aiutando a trapiantare e lavorare colla vanga e colle mani, quantunque fossi ancora un ortolano assai poco dirozzato.

Quando l'inverno ci chiuse in casa, trovai la mia piccola dimora piena di vita. Agata vi aveva trasportato i suoi canarini che cantavano a squarciagola, un gatto che faceva le fusa e si lisciava il capo colla zampa o stava in contemplazione sui balconi, e de' bei colombi che beccavano le briciole sul pavimento o tubavano sulle porte. Aveva fatto un cuscino ben soffice per Bitto, che se lo godeva in santa pace russando tutto il giorno e svegliandosi soltanto per esprimere la sua soddisfazione alla padrona con occhiate piene d'affetto, ogni volta che gli passava dappresso.

Tutto era lindo, pulito, elegante, tiepido. Alcuni vasi di tulipani e giacinti vegetavano sulla stufa del salotto e mentre di fuori nevicava ed infuriavano gli aquiloni, la cucina ben riparata offriva un asilo gradevole, ove si alzava la fiamma viva e crepitante di ginepri, e i fornelli esalavano odori appetitosi. Gli scaffali della libreria s'erano arricchiti di nuovi libri acquistati in viaggio, che ci deliziavano nelle ore tranquille della sera.