— Guarda, — le dicevo, — guarda le sue manine, guarda l'unghia del suo dito mignolo, guarda la sua boccuccia, e quel nasino, e quegli occhietti, come è carina!... come dorme tranquilla... senza rimorsi!
Mia moglie sorrideva d'un sorriso celeste, se la voleva sempre vicina, se la teneva stretta alla mammella, la guardava teneramente, le scacciava le mosche dal viso, la copriva di baci. Appese alla sua culla la medaglia di mia madre come una benedizione della povera nonna morta, e quando piangeva le cantava subito la ninna nanna per farla dormire.
Quando dopo un lungo sonno la bimba apriva i suoi occhietti, incontrava subito lo sguardo e il sorriso di sua madre che sorvegliava il suo riposo e aspettava che si svegliasse. Allora la chiamava con cento nomi diversi, pina... nina... tina... etta... nanina... e la bimba rideva come un angelo.
La nostra felicità era perfetta, e chi non crede alla felicità non ha mai avuto figli da una donna adorata. È certo che la felicità perfetta sulla terra guizza come il lampo.
Quella che proviene dai figli, se non s'ammalano prima, dura fino a che mettono i denti. Colla dentizione incominciano i primi affanni, che ci accompagnano, con corti intervalli, per tutta la vita.
Durante il suo puerperio mia moglie mi raccomandò caldamente di osservare con attenzione i suoi animaletti e le piante, affinchè ai primi non mancasse il cibo, nè alle seconde l'innaffiamento o i sostegni.
Mi ricordo d'un giorno che la Rosa essendo occupata nella stanza, l'Agata sentì un pipilare smanioso nel cortile, e se ne mostrò inquieta. Per tranquillarla scesi al pollaio, e vidi che il cibo mancava. Andai subito a provvederne, e ritornato in corte me ne stavo rannicchiato a sminuzzare della polenta ai pulcini che mi saltellavano intorno e mi beccavano le mani, quando udii una smascellata di risa dalla parte della strada. Alzai la testa e vidi il mugnaio Zaccheo sul deretano dell'asino, che guardandomi attentamente si sganasciava dal ridere.
— Buon giorno, Zaccheo, — gli dissi, — me ne consolo che siete di buon umore.
— Non può essere altrimenti, — mi rispose, — quando mi rammento che vi siete burlato di me perchè davo la pappa al mio bambino, ed ora vi vedo dare il pasto ai pulcini.
— Ridete che avete ragione, — soggiunsi, — quando mi burlavo di voi ero un imbecille, e non capivo che non si deve vergognarsi che a fare il male....