Quei muri, quei mobili, quella finestra mi parlavano come amici da lungo tempo abbandonati, io stavo ascoltandoli con religiosa attenzione.
Rivivendo nel passato si vive due volte, e la natura ci spinge con istinto irresistibile a raddoppiare la vita.
Quando la stanchezza eccessiva ed il sonno persistente mi chiudevano le pupille mi coricai, e dormii profondamente, ma la luce del crepuscolo entrando per gl'interstizii delle gelosie mi trovò desto. Balzai dal letto, mi vestii, ed aperta la finestra aspirai avidamente le brezze mattinali.
Il palazzo Brisnago era sempre chiuso, le piante del giardino erano cresciute: tanto meglio! potevo guardare francamente senza scrupoli. La finestra e il giardino mi rammentavano naturalmente il mazzetto raccolto e il bacio respinto, ma mi dicevano in pari tempo: tutto è finito!...
E chiedevo a me stesso: Chi sa in qual angolo di Milano sarà collocato il palazzo Montegaldo?...
Sarebbe bene che lo sapessi, per evitare quella via, e non offrire il minimo pretesto di sospetti al mio ritorno.
L'Agata mi chiederà subito: — l'hai veduta?... — ed io potrò rispondere: — non solo non l'ho veduta, ma non sono nemmeno passato davanti la sua casa.... No... no... non devo dire così... io devo ignorare la sua dimora. Non potrei mai persuadere l'Agata d'aver ricercato la località del palazzo Montegaldo per evitarlo. Nel dubbio, la gelosia preferisce sempre di credere al peggio; la gelosia ha bisogno di tormentarsi, e quando non trova motivi di farlo, li crea. Essa non crede a nulla che possa calmarla, e presta fede a tutto quello che può sconvolgerla; essa costringe gli onesti a farsi ipocriti per dissimulare il vero... il quale viene spesso interpretato a rovescio!... quale fatalità!...
E se mio malgrado incontrassi la contessa per via?... Spero che non mi toccherà questa tentazione!... Milano è grande, ed io posso evitare benissimo i luoghi frequentati dalle signore.
Però quel palazzo chiuso mi rattristava. I vecchi saranno tutti morti! io pensava, i mobili dispersi, le stanze nude e deserte.
Divagavo in questi pensieri, quando lo scricchiolare d'una gelosia mi fece alzare la testa. Una finestra al terzo piano del palazzo si apriva lentamente: — C'è un guardiano... dissi fra me. Le gelosie rimasero semichiuse durante una mezz'ora, poi vennero spalancate d'un tratto, ed una donna vestita di bianco apparve davanti i miei occhi... era la contessa Savina!...