A prima vista non la conobbi: la ragazza s'era fatta donna, al fiore era succeduto il frutto. Era bella d'un'altra bellezza. I lineamenti avevano acquistato un carattere deciso, lo sguardo s'era fatto più grave e melanconico, le forme s'erano arrotondate, e un certo abbandono della persona indicava la fatica di pensieri dolorosi.

Appena aperte le imposte, la contessa si arrestò un istante come attonita a guardarmi, forse al pari di me stupefatta dalla sorpresa, e dubbiosa della scoperta. Poi mi parve, da una contrazione quasi impercettibile del volto, che mi avesse riconosciuto: chiuse le invetriate e si ritirò lentamente. Io rientrai, caddi sul canapè, sopraffatto da confuse emozioni, nelle quali però dominava una strana paura... paura di quel fantasma che mi perseguitava con implacabile fatalità... paura di me stesso... paura di nuovi tormenti, di nuove noie sotto al tetto domestico. Avrei voluto fuggire ogni pericolo, sottrarmi alla sorte che si ostinava a rendermi vittima di nuove complicazioni, allontanarmi subito da quella malìa che si faceva giuoco della fermezza delle mie buone intenzioni... ma come avrei potuto partire?... Impossibile! bisognava abbassare il capo davanti il destino e lottare!...

Allora mi spiegavo il motivo della desolazione eccessiva dimostrata da mio zio per la malattia di mio suocero!... egli rimaneva deluso nella speranza che venissi a Milano con mia moglie. Tuttavia, vedendomi al fianco la Giuseppina, mi pareva più fiducioso del solito. Divagavo nelle smanie della mia posizione imbarazzante, quando la Veronica entrò nella stanza. Non era in caso d'aspettare lungamente la spiegazione di tanti misteri, e le dissi subito senza esitare:

— Ditemi francamente, Veronica, qual è il motivo per cui la contessa Savina di Montegaldo si trova nel palazzo Brisnago?

— Come?... non sapete nulla?

— Non so nulla....

— Il conte di Montegaldo è morto, or son tre anni, coperto di debiti. La contessa ha dovuto vendere il palazzo del marito per soddisfare agli impegni che egli aveva incontrati co' suoi vizii... ed essa è ritornata a casa sua.

— La contessa è vedova?...

— Vedova... e la credo meno infelice di quando viveva il marito, che gliene ha fatte passare d'ogni sorta! Figuratevi... un giuocatore... un donnaiuolo.... un dissipatore.... insomma uno scapestrato!...

— Ma... e perchè l'aveva essa sposato?...