Uscito dalla stanza mi recai subito a partecipare all'Agata la mia scoperta. Essa ne rimase colpita ed esclamò:

— Maledetta finestra!... sentivo dentro di me che mi doveva essere fatale!...

Corse subito dalla Giuseppina, che si gettò nelle braccia materne piangendo.

Piansero insieme, mentre io faceva i preparativi della partenza.

Alla mattina seguente, lasciando la casa in custodia alla Veronica, prima del levar del sole eravamo in vettura.


XXIV.

Il viaggio fu malinconico. Giuseppina era pallida e pensierosa, Agata accorata, io malcontento ed inquieto. Mia suocera, che ci aspettava con espansiva letizia, ci trovò tutti oppressi da incomprensibile tristezza, e ne rimase rammaricata, quantunque sua nipote le prodigasse le più affettuose carezze. Giuseppina, salita nella cameretta che sua madre le aveva allestita con tante cure delicate, ne rimase commossa, ed accorse a baciarla teneramente, per esprimerle la sua viva riconoscenza; ma l'Agata ed io pensavamo che quella maledetta finestra di Milano, che aveva attristata la mia gioventù, avrebbe continuato a molestare col suo influsso la nostra famiglia e ad amareggiarci la vita.

Un'ora dopo l'arrivo la cena era pronta, e ci sedemmo intorno al solito tavolo rotondo del tinello, ma il posto vuoto del povero nonno Nicola ridestò il dolore della sua perdita, e Giuseppina, non potendo più oltre frenare l'affanno che l'opprimeva, diede in uno scoppio di pianto. Ci volle molto tempo a calmarla, pareva che i singhiozzi la soffocassero. Così nei giorni più solenni della vita, il pane della famiglia è sovente bagnato di lagrime, ma quelle lagrime cementano le sante affezioni e le onorate memorie, mentre le risa dei baccanali sono lampi fra le tenebre, nella solitudine del cuore.

Bitto, oramai vecchio decrepito, trascinandosi lentamente ai piedi dell'antica sua amica, che vedeva immersa nel dolore, le posò il muso sui ginocchi, e guardandola con occhio pietoso, pareva le dicesse: divido le tue pene.