L'inverno successivo sarebbe passato tranquillamente, se una perdita dolorosa non fosse venuta ad amareggiarlo: il povero Bitto morì di vecchiaia. Da qualche tempo la paralisi delle gambe lo obbligava a non muoversi dal cuscino, e solo le nostre assidue cure lo tenevano in vita. Giunto agli estremi, fissò l'occhio affettuoso ne' suoi amici e spirò.

Avendo confessate francamente tutte le nostre debolezze, non vedo il motivo di nascondere le lagrime che abbiamo versate per la sua morte, nè di tacere della modesta ma decente sepoltura che gli abbiamo eretta in giardino, in memoria della sua fedele amicizia. Chi non è contento di ciò se ne dolga pure con quegli amici che ci abbandonano nella sventura, e con quegli uomini che non sanno meritare l'affetto che ispirano i cani.

I nostri figli vennero due volte in Valtellina, ma la loro bimba era rimasta a Milano colla sua balia. Io desiderava vivamente di vederla, tuttavia i soliti motivi d'affari e di prudenza mi vi tenevano lontano. La malferma salute di mia suocera impediva a mia moglie d'allontanarsi di casa, ed io non volevo andar solo a Milano, senza un motivo plausibile che giustificasse il mio viaggio. Non mi sentivo ancora abbastanza forte per affrontare un pericolo che mi esponeva a perdere per sempre la pace domestica, e a compromettere l'onore di due famiglie. I sospetti di mia moglie accrescevano la mia paura.

Ma l'occasione venne a tirarmi per i capelli, ed io ho dovuto ubbidire. Una lettera pressante d'affari mi chiamava a Milano; si trattava di salvare o di perdere un capitale importante, onde mia moglie stessa dovette spingermi alla partenza.

Apparecchiai in fretta la mia valigia, presi congedo da mia suocera inferma e mi avviavo verso la vettura che stava attendendo, quando mia moglie, accompagnandomi all'uscio, mi disse con un profondo sospiro:

— Finalmente potrai avvicinarti per la prima volta alla contessa Savina, guardarla negli occhi, udire la sua voce, stringere la sua mano!...

— M'immagino, — le risposi freddamente, — che non mi tratterai da briccone! Non vorrai dimenticare i nostri figli!...

— È così bella!... — essa mi rispose mostrandosi indifferente a ogni altra considerazione. — Infatti, — soggiunse, — va, che Dio ti benedica; a questo mondo nessuno può fuggire alla sorte che gli è riservata!... Io ti stimo abbastanza per pensare che, se cadi, la forza che ti spinge è irresistibile.... Va... e ritorna presto... che sia decisa una volta, se posso vivere in pace gli ultimi anni della vita... o se devo morire desolata!...

Era inutile di discutere. Le diedi un bacio sulla fronte, essa mi strinse la mano; e, allontanandomi, lessi nel suo sguardo ciò che non osava dirmi col labbro.

Partii amareggiato da così persistente ingiustizia, considerando fra me stesso l'infamia della gelosia, che espone l'accusato a compromettersi colle goffaggini che fa per salvarsi, che spinge insensibilmente l'innocente verso la colpa, la quale gli procura dei benefizi che non peggiorano la sua condizione, ed anzi la rendono più sopportabile, perchè le giuste accuse riescono sempre meno dolorose delle false.