— È fuggito, — egli ripeteva, alzando sempre più la voce, — è fuggito dalla mia giusta indignazione.... mi ero ingannato nel giudicarlo, esso è tutt'altro che un rodomonte.... esso è un vero vigliacco!... un insolente di cattiva lega, che vi getta in faccia l'oltraggio, e poi si nasconde; ma le cose non possono passare così.... non si offende impunemente il dottore Marco Canziani.... Il signor maestro Daniele Carletti mi ha offeso, esso intendeva evidentemente colle sue parole di macchiare il mio onore, e di nuocere alla mia riputazione.... io lo sfido all'ultimo sangue.... voi siete il mio primo testimonio, trovatene un secondo, stendete un processo verbale, e constatate il fatto vergognoso e disonorante pel mio avversario, che abbandonando il terreno, è fuggito vilmente, rendendosi indegno di qualunque ulteriore giustificazione....
— Vi ha detto proprio così?... — io chiesi al farmacista.
— Precisamente!... le stesse parole, aggiungendone delle altre. Eccoli, — egli diceva, — eccoli questi giovanotti, che portano la testa alta, che fanno i sacripanti coi timidi e i tapini, eccoli come si mostrano davanti chi sente la propria dignità, davanti chi non tollera ingiurie, ed alza la testa.... fuggono come tanti conigli! Caro Gaspare, voi siete stato presente alla mia sfida ed alla sua fuga, non ci rimane altro da fare che il processo verbale, nel quale dovete constatare esattamente i fatti, autenticandone le firme. Vi prego di farne varie copie.... a tutte mie spese; e vi raccomando la verità, — cioè la mia sfida ad oltranza, e la fuga precipitosa dell'avversario e basta così. Ora, come vedete, tutto è finito; il mondo pronunzierà la sentenza!...
E lasciandomi tale incarico, se ne andò, tutto gonfio e pettoruto, a fare un giro pel villaggio, raccontando a tutti, con un sogghigno malizioso, la provocazione, la sua risposta, e la vostra fuga.... e conchiudeva sempre alzando la mano, movendola rapidamente; e dicendo: — scomparso, fuggitivo, d'ignota dimora.... corre.... corre.... e non si volta nemmeno indietro. Tutto il villaggio ne fece le più grasse risate....
La condotta del medico aveva reso impossibile ogni accomodamento, ed io dichiarai immediatamente che una soddisfazione all'onore era divenuta indispensabile. Io non era nè un insolente, nè uno spadaccino, nè un vigliacco; io aveva una mia opinione, e la sosteneva; io dichiarava, che dato un uomo che crede essere un Dio, è pazzo colui che gli toglie una così beata illusione; io dichiarava stimare malefica la medicina che disinganna un uomo felice, dichiarava imbecille colui che sostiene il contrario. In quanto alla pretesa mia fuga, essa non era stata realmente che un'escursione sui monti durante due giorni di vacanza, ed ero rientrato nel villaggio ignorando le ciarle del dottore e le sue ricerche. Che egli alla sua volta aveva offeso gravemente il mio onore, il solo bene ch'io possedevo, e intendendo di conservarlo con ogni scrupolo, accettavo la sua sfida all'ultimo sangue, deciso di mostrargli che si è completamente ingannato sul mio conto, ch'io facevo pochissimo caso della vita, ed offrivo il mio sangue, per sostenere la mia onesta riputazione.
Pregai l'organista Tobia di volermi servire di padrino, e gli diedi l'incarico di riferire esattamente tali dichiarazioni al dottore, lasciandogli la scelta delle armi, a patto che stesse ferma la sfida all'ultimo sangue.
Il farmacista si unì a Tobia, e così Ugolino Gonzaga ed Uguccione Della Fagiuola si presentarono a Lucchino Visconti.
X.
Il tiranno s'era appena seduto a mensa davanti un bel piatto di maccheroni al sugo, s'era cacciato nella cravatta un lembo del tovagliuolo per conservare illibato da ogni macchia il panciotto; e dalla serenità del suo volto traspariva ad evidenza l'uomo doppiamente soddisfatto del suo onore.... e dei suoi maccheroni.